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venerdì 5 dicembre 2014

Nel cerchio magico 5


Dopo aver sistemato i covoni le ragazze di solito si nascondevano nel fienile per farsi trovare e amoreggiare un po’con i ragazzi; oppure un altro gioco divertente era quello di tuffarsi dal piano alto del fienile sul fieno appena raccolto. Alma lo faceva sempre volentieri, in quel momento aveva visto un bel carro che era stato portato là sotto e senza pensarci tanto prese la rincorsa e si lanciò con un urlo. Proprio in quel momento passava Tomas che non si era accorto che sotto c’era il carro con il fieno e si spavento credendo che Alva sarebbe caduta per terra.

Mentre Alva sdraiata rideva come una pazza vide arrivare Tomas bianco come se avesse visto un cadavere e quando si rese conto che Alva era planata dolcemente sopra il carro di fieno e non per terra come lui si era immaginato, gli montò una tale rabbia che esplose dicendo: “Se non sparisci ti garantisco che ti sculaccio sino a scorticarti.”

 Alva si alzò velocemente stupita della reazione esagerata di Tomas, non riusciva a capire perché se la fosse presa tanto con lei. Mentre raggiungeva gli altri sotto il portico pensava alla reazione che aveva avuto Tomas. Era sbiancato temendo che si fosse fatta male. Allora ci teneva a lei non le era poi così indifferente.

Dopo un po’ lo vide arrivare mentre si abbottonava la camicia. Si sistemo nel punto più lontano da lei, ma la tenne d’occhi per tutta le cena. Mangiarono, circolava tanto vino e quando i suoi amici di tavola iniziarono ad alzare troppo il gomito vide Tomas avvicinarsi a lei , la prese sotto braccio e la portò in un tavolino un po’ più tranquillo.

Alva lo guadava e lui ad un certo punto sbotto: “Cos’hai da guardare?”

Lei con un sorrisetto gli rispose: “In fin dei conti non ti sono poi così indifferente?” lei sorridendo continuò: “Ti sei preso un bello spavento perché credevi che potessi farmi male cadendo?” Lui la guardò torvo e le rispose: “Ti sbagli mi sarei comportato così per qualsiasi altra persona.”

Lei ora inviperita rispose: “Sei un ipocrita bugiardo. Perché non hai il coraggio delle tue azioni?” lui la guardò e non rispose. Lei allora continuò: “Tu non la ami. Non è la donna per te dona Carmela. E’ una persona splendida ma tu non vuoi lei, desideri me come io te.” Lui la guardò e disse: “Non sono la persona che fa per te, ti farei solo soffrire.” Lei urlando gli disse: “Come puoi dire una cosa del genere?”

         Tomas si alzò e dopo averla guardata le disse: “Domani devo alzarmi presto è meglio che vada” Alva cercò di trattenerlo dicendogli: “Mi puoi accompagnare?” Lui scuotendo la testa rispose: “E’ meglio di no!” la salutò e la lasciò sola con una amarezza e una tristezza infinita. Ma come faceva a dire che l’avrebbe fatta soffrire, perché si ostinava in questo atteggiamento. Ma poco alla volta la rabbia ebbe il sopravvento e con tutte le sue forze decise che gli avrebbe dimostrato che non valeva così poco come lui credeva.

Per non pensare a lui si buttò a capofitto sul suo lavoro gli orari non erano mai gli stessi gli poteva capitare di essere chiamata in qualsiasi momento per occuparsi della salute dei piccoli animali domestici; effettuare controlli igienico-sanitari degli allevamenti. A volte veniva chiamata nel parco naturali dalle Guardie forestali per accudire qualche piccolo animale che si era infortunato.

Molto spesso si recavano da lei che prescriveva i farmaci da somministrare agli animali in ragione di determinate patologie; effettuava controlli sugli alimenti di origine animale. Erano tante le richieste che riceveva che non si annoiava per niente.

Il momento che più l’angosciava era quando finiva di lavorare immancabilmente la sua mente iniziava a vagare sempre nella stessa direzione sul letto, un solo pensiero schiacciava Alva, la gettava, dilaniava, contro il fondo di se stessa; mai più l’avrebbe avuto accanto in un tumulto di sentimenti. Quella certezza la penetrava e la stroncava; lama avvelenata le squarciava il petto, le imputridiva il cuore, cancellando il suo desiderio di sopravvivere, la sua gioventù avida di vita. Solo il desiderio la sosteneva. Perché lo aspettava se era inutile? Perché il desiderio divampava come una fiamma, un fuoco che la divorava nell’intimo, che la manteneva in vita.

Ma il suo corpo non si rassegnava e lo reclamava. Bisognava mettere un freno a questo morire giorno per giorno e ogni volta un po’ di più. Il suo corpo tuttavia non si rassegnava e lo esigeva, pieno di disperazione.

 Tomas affascinante con i capelli  ricci scuri, occhi neri profondi e un sorriso canzonatorio. Voleva averlo lì, gemere impudica, venir meno sotto i suoi baci. Ma, ah, bisognava reagire e vivere.

Fu alla festa di Capodanno che lo rivide dopo settimane che non lo incrociava per il paese. Alva non voleva andare alla festa; un po’ perché era molto stanca perché quegli ultimi giorni prima della fine dell’anno erano stati molto frenetici e poi perché non era molto in vena di divertimenti, ma dopo ripetute insistenze si era fatta convincere da Ema ad andare alla festa.

Aveva indossato un abito carina, dopo che durante tutto l’anno portava solo pantaloni camicie ampie e stivaloni molto pratici, si sentiva molto femminile. La festa si stava animando e i partecipando si stavano scaldando buttandosi nella mischia a ballare, anche Alva trasportata dalla musica si era buttata nella mischia. Mentre ballava vide un tipo che non conosceva che la fissava insistentemente. Lei naturalmente non aveva voglia di socializzare quindi non diede retta ai sorrisi che questi le lanciava, anzi cercò di spostarsi per cercare i suoi amici. Trovò Pablo e si mise a ballare accanto a lui.

La temperatura nella sala stava crescendo e la voglia di bere aumentava, Alva, aveva toccato solo del succo non sentiva la necessità di bere anche se una bella sbronza le avrebbe fatto bene per dimenticare un po’ la sua angoscia.

Stanca di ballare decise di uscire fuori sulla terrazza per una boccata d’aria, c’erano altre persone, qualche coppietta che cercava un po’ di intimità: Alva si spostò su un lato e non si accorse che il tizio di prima l’aveva seguita. Notò che era un po’ brillo perché mentre le andava incontro traballava sulle gambe.

Si avvicinò ad Alva e la salutò dicendole: “Ciao bellezza che fai tutta sola?” Alva si scostò dall’uomo perché l’odore di alcol le dava fastidio. Il tizio invece le si avvicinò ancora e cercò di abbracciarla. Alma sorpresa da tanta sfacciataggine lo scostò in malo modo dicendogli: “Ma cosa fai, toglimi le mani di dosso” Lui sempre più sfrontato cercò ancora di abbracciarla e disse: “Non fare tanto la schizzinosa. Sei venuta qui per cercare compagnia” Alva al colmo della rabbia cercò di divincolarsi ma il tizio era molto forte e le impediva di allontanarsi. Alva cercò di urlare, ma non riuscì a farsi sentire e a quel punto inizio ad aver paura, lottava con tutte le sue forze quando si accorse che il tizio venne scaraventato a terra da un pugno che si rese conte più tardi era stato mollato da Tomas che come per magia si era materializzato davanti a lui.

Alva appena lo vide disse: “Tomas!” Lui con il volto truce, la prese violentemente per un braccio e la trascinò giù per le scale e fuori dalla sala lontano da tutti. Quando arrivò vicino alla sua auto le disse irato: “Potresti scegliere in modo più attento i tuoi corteggiatori.” Lei stupita dal tono della sua accuse e arrabbiata per il modo in cui l’aveva trascinata lontano le rispose irata: “Non l’ho scelto io, mi ha seguito.”

Aggiunse ancora: “Ti ringrazio per avermi aiutato ma non hai nessun diritto di apostrofarmi con questo tono.”

Lui la guardò attentamente e si accorse che Alva stava tremando come una foglia. Le si avvicinò e la prese tra le braccia stringendola a se, Alva si abbandonò a quell’abbraccio e sollevando il viso cercò la sua bocca: “Ahi,  Tomas, oh!” e non disse di più nulla, labbra lingua e lacrime masticate dalla bocca vorace ed esperta di lui.