Pagine

lunedì 29 settembre 2014

Eugénie Grandet, Honorè de Balzac



Narra la storia del Sig. Grandet, sindaco del piccolo paese di Saumur; uomo con un senso degli affari molto sviluppato che riuscì in breve tempo, grazie anche al capitale acquisito dopo il matrimonio a costruire un impero: accumulando denaro, investendo nell'acquisto di terre, castelli, beni immobili che amministrava con professionalità e investendo il denaro proveniente dalla vendita del vino delle sue vigne. Il Sig. Grandet era infatti un vinaio ma tanto, tanto avaro.
A casa oltre a lui c'erano la moglie: donna molto mite e sue figlia Eugénie a cui voleva un gran bene. Avevano solo una donna di servizio che faceva tutto: pensava a cucinare, tenere in ordine la casa e che ubbidiva fedelmente al padrone che venerava. Madre e figlia erano all'oscuro di tutti gli investimenti del marito e padre erano anzi convinte di essere povere e sottostavano senza mai protestare alle rigide regole domestiche. La sera ci si riuniva solo in una stanza con una candela di sego accesa dove le donne ricamavano. Si mangiava a colazione, con lo zucchero razionato, le fette di pane tagliate dal padre la mattina. Il pranzo era molto veloce e consisteva in un bicchiere di vino bevuto in piedi e della frutta e la cena era più abbondante.
La signorina Eugénie era naturalmente corteggiata dai figli di due delle famiglie più in vista del paese, ma lei non pensava ancora al matrimonio.
Una sera arrivò a casa loro un elegante e raffinato giovanotto parigino: Charles, cugino di Eugénie, figlio del fratello del Sig. Grandet, mandato lì dal padre perché oramai in rovina che si ucciderà dopo aver allontanato il figlio. Il ragazzo abituato al lusso, ignaro della catastrofe che si sarebbe abbattuta su di lui, inizialmente considera i parenti che lo ospitano un po' bizzarri, ma non ha il tempo di approfondire tali considerazioni, che la tragedia lo travolge. Tra Eugénie e il cugino si accende un tenero sentimento che li unisce in questo triste momento. Il ragazzo all'inizio si dispera, ma capisce ben presto che l'unica cosa che può fare è vendere ciò che gli rimane e andare all'estero per fare fortuna.
Intanto papà Grandet,  calcolatore gli paga il viaggio e con una mossa astuta cerca di pagare i debiti lasciati dal fratello ma con un calcolo ben studiato in modo da non rimetterci un centesimo.
L'amore per il cugino spinge Eugénie a donargli tutto il suo oro, regalatole dal padre, mentre il cugino affida in pegno a Eugénie un cofanetto con il ritratto della madre, che diventa una sorta di feticcio amoroso per la ragazza. Dopo essersi giurati amore eterno, Charles parte con la promessa di tornare da lei non appena guadagnato il denaro per farlo.
Quando il padre, però, si accorge che la figlia ha regalato tutto il suo oro al cugino, va su tutte le furie, la maledice e la chiude in camera a pane e acqua. La madre dal dispiacere si ammala gravemente pur continuando a pregare il marito di perdonare la figlia. Alla fine il perdono arriva, ma solo dopo la scoperta, da parte dell'avido Grandet, che la figlia è ereditaria di metà delle proprietà di sua moglie, e che quindi risulta molto più conveniente trattarla bene in modo poi da convincerla a rinunciare ad essa. Così accade, ma nonostante la riappacificazione, la signora Grandet muore ed Eugénie acconsente a rinunciare alla sua eredità.
Più tardi Eugénie viene messa al corrente dal padre della sua attività con lui ritira gli affitti, amministra la campagna e ben presto diventa abile come il padre. Il cugino intanto fa fortuna ma il suo unico interesse è quello di arricchirsi velocemente e ambisce ad un titolo nobiliare. 
L'ultimo dispiacere della sua vita le arriva quando riceve l'unica lettera da Charles il quale le scrive dopo lunghi anni di essere una persona nuova, di essersi arricchito, ma soprattutto di aver conosciuto il mondo e le leggi che lo regolano. Le dice di rinunciare alla promessa fatta pochi anni prima e offre alla cugina solo la restituzione del prestito ricevuto alla partenza. Charles intendeva sposare la figlia del duca D'Aubrion, famiglia nobile ma decaduta a causa di rovesci finanziari, in modo da assumere una posizione importante nella politica.
Eugénie reagisce a questo dolore con molta compostezza: paga i creditori di suo zio, restituisce il cofanetto d'oro al cugino, gli augura buona fortuna, e acconsente a sposare il “presidente” Cruchot. E così Eugénie trascorre tristemente alcuni anni assieme a un marito non amato e senza figli. In seguito anche questo muore, affidandole la sua eredità, ma lasciando Eugénie nuovamente sola.

lunedì 22 settembre 2014

Per chi suona la campana, Ernest Hemingway

 
E' la storia di un giovane intellettuale americano Robert Jordan, che si aggrega come volontario  nell'esercito antifranchista. La storia si svolge in quattro giorni, tempo in cui Robert raggiunge un gruppo di rivoluzionari nascosti in una grotta vicino al ponte che dovrà far saltare.
 E' una storia d'amore, solidarietà, amicizia, coraggio che coinvolge oltre a Robert altri bei personaggi come Pilar, la donna di Pablo capo della banda; una bella personalità: convinta repubblicana è disposta a sacrificare la vita per la causa, una donna che non ha paura della morte, ma ama molto anche la vita.
Il suo compagno Pablo è un uomo intelligente che capisce subito che la missione di Robert Jordan, sarà funesta per loro e teme la morte quindi cercherà di ostacolare la missione con tutti i mezzi anche se alla fine la fiducia in Robert gli farà cambiare atteggiamento.
La figura più dolce è Maria una giovane donna a cui vengono uccisi i genitori e lei stessa subisce una violenza da parte dei miliziani. Grazie al gruppo di Pablo, ma soprattutto alla materna vicinanza di Pilar riuscirà a dimenticare e a ricominciare a sperare con Robert di cui si innamorerà.
Un'altra bella figura è Anselmo, vedovo uomo pure lui votato alla causa  che aiuterà sino alla fine Robert, perdendo la vita nell'impresa organizzata per far saltare il ponte.
Il romanzo a tratti è molto riflessivo: Robert si sofferma a ricordare alcuni episodi della sua vita, prima della esperienza spagnola e durante il suo soggiorno.
Robert è un ragazzo coraggioso, non dimostra timore durante la missione: pianifica con precisione e professionalità l'impresa di guerriglia e sarà lui a salvare il gruppo da un attacco da parte delle guardie fasciste. Si renderà anche conto che l'impresa non avrà l'esito che si prefiggevano i generali cioè di cogliere di sorpresa l'armata fascista, e tutto il coraggio e il sacrificio del gruppo di "El Sordo" saranno inutili. Nonostante questo vanno avanti e fanno saltare il ponte di acciaio come da ordini, ma durante la ritirata, dopo che tutti a cavallo stanno cercando di raggiungere il bosco dove si nasconderanno per poi tentare la fuga, Robert che è rimasto per ultimo, mentre cerca di schivare i colpi  di un cingolato si ritrova a terra sotto il cavallo e mentre cercava di togliersi di sotto il suo peso si accorge che si è rotto il femore.
Si rende conto che con la gamba staccata in quelle condizioni, sarà solo un peso per il gruppo, allora decide di coprire la fuga della banda. Saluta Maria che non vuole lasciarlo, si sistema a pancia a terra e aspetta il nemico.
In queste ultime pagine viene  affrontato il tema della morte e del suicidio che viene ripreso più volte nel romanzo e termina lasciando un po' in sospeso il lettore con Robert che sente i passi del trotto dell'ufficiale che si avvicina al luogo dove lui è nascosto pronto a sparare. 

sabato 20 settembre 2014

La vendetta di una donna da "Le diaboliche" di D'Aurevilly

 
Una nobile italiana in età da marito, si sposa con un nobile spagnolo appartenente ad un casato di antica origine. La donna, più giovane del marito, si innamora di un cugino di lui, ma di un amore casto e puro. Il marito si accorge che tra i due giovani vi è questa intesa e una sera entra nella sala dove i due amanti si ritrovavano e fece uccidere l'uomo da uno de suoi servitori, davanti agli occhi di lei e, per rendere più atroce la punizione gli fa staccare il cuore e lo lancia in pasto ai suoi cani.
La donna impazzisce dal dolore e la crudeltà del gesto le fa meditare una atroce vendetta.
Pochi mesi dopo il fatto, fugge dal castello  in Spagna dove era alloggiata e si rifugia a Parigi con l'atroce proposito di prostituirsi e gettare nel fango il nome del marito.
Una sera incontra un uomo che ascolta la sua triste storia e al quale confessa di voler morire atrocemente contraendo una malattia venerea per oltraggiare ancora di più il feroce marito.
Una anno dopo l'uomo ritorna a Parigi e chiede della donna che era morta nel frattempo di una malattia venerea che aveva distrutto il suo corpo e la casa che la accoglieva, gestita da suore alle quali la donna donò tutte le sue ricchezze, la accudì sino alla fine.

giovedì 18 settembre 2014

A pranzo di atei, da " Le Diaboliche", di D'Aurevilly



E' la storia di un cavaliere, abile nel combattimento, molto coraggioso e valoroso, che purtroppo poiché rimasto fedele a Napoleone, venne poi scacciato dall'esercito da parte degli oppositori a Napoleone stesso. Questo tragico fatto segnò per sempre la sua vita: l'umiliazione subita a seguito del suo allontanamento e l'impossibilità di poter svolgere questa professione a seguito del cambiamento degli eventi lo ferì nel più profondo del suo essere. Il fallimento, ecco cosa si leggeva sul suo volto.
Decise di impegnare tutte le sue energie nella pittura e a Parigi aveva uno studio.
Quando si recava dal padre, uomo avaro, ma che non lo dimostrava quando il cavaliere soggiornava da lui, si organizzavano delle cene con piatti talmente prelibati che la fama di questi banchetti era risaputa in tutto il circondario.
Una sera i commensali decisero di raccontare la storia più abietta che avevano commesso. Erano tutti bestemmiatori, atei, mangia preti. Il figlio del padrone di casa: il cavaliere, era stato scoperto da uno degli invitati, mentre entrava in una chiesa e costui chiese davanti a tutti i commensali il motivo di questa visita inaspettata. Il cavaliere allora inizia a raccontare la sua storia.
Quando era nell'esercito il reggimento si spostava da un luogo all'altro seguendo la battaglia e solitamente non c'era compagnia femminile con loro. Uno dei suoi colleghi, che si era da poco aggregato al suo reggimento, arrivò con una donna, pare sua moglie che ben presto divenne molto famosa. Questa donna era bella, ma il suo fascino non era solo rappresentato dalla bellezza,  ella aveva un modo di arrossire e di essere in imbarazzo che la facevano parere ingenua e incapace di malizia. In poco tempo si accoppiò con tutto il reggimento e non si capiva se  suo marito lo sapesse o non ci facesse caso o era all'oscuro di tutto.
Capitò anche il turno del nostro cavaliere e per poco fu molto assiduo della signora, ma non era amore e poco alla volta si stancò della donna e cessò di frequentarla.
Passò un po' di tempo e la signora rimase incinta e al cavaliere venne il sospetto che il bambino potesse essere il suo, ma scacciò via velocemente questo pensiero perché poteva essere il suo come quello di qualsiasi altro membro del battaglione. Il bambino nacque, ma dopo poco tempo morì e il padre, il marito della signora,  fu talmente colpito da questo fatto che fece imbalsamare il cuoricino e custodire su una teca che portava sempre con se.
Una sera il cavaliere andò a trovare la signora, arrivò prima degli altri colleghi che si erano attardati a finire una partita e trovò la donna sola che scriveva un biglietto, si avvicinò per cercare di capire a chi era indirizzato il messaggio e per ingannare la dama sulle sue vere intenzioni, si abbassò e le diede un bacio sul collo. Lei accettò di buon grado il gesto affettuoso anzi si inchinò per riceverne altri, ma sentì il rumore dei passi del marito e invitò il cavaliere a nascondersi dentro l'armadio per non farsi trovare, dato che quando aveva bevuto era molto geloso. Da dentro l'armadio il cavaliere poté udire una vera e propria scenata di gelosia in quando si era accorto del biglietto che la donna non era riuscita a nascondere. Vennero alle mani e lei per umiliarlo gli confessò che non lo aveva mai amato, che il figlio non era suo ma del cavaliere (quello nascosto dentro all'armadio) allora dalla gelosia le lanciò la teca che conteneva il cuore del piccino. La cosa più agghiacciante fu che lei oramai senza più ritegno gli rilanciò il cuore in faccia. Il cavaliere ad un certo punto sentì urlare la donna e uscì dal suo nascondiglio, uccise il marito della donna. La donna era riversa sul tavolino svenuta. Lui prese il cuore, abbandonò la casa e il luogo perché ci fu un attacco e dovettero accorrere per combattere.
Andò in chiesa a dare sepoltura al cuore che teneva con se.

mercoledì 17 settembre 2014

Il retroscena di una partita a whist da "Le Diaboliche" di D'Aurevilly


Il whist era un gioco che si disputava uomini e donne nella società dei nobili, che non volevano mischiarsi ai borghesi arricchiti. Un giorno arriva nel salotto di un certo nobile un uomo molto bravo, anzi un campione di whist, che subito viene invitato alle partite organizzate nelle case più in vista della città.
In una di queste serate si conoscono il giocare ed una nobildonna vedova con una bella figlia, ma talmente altera che nessuno riusciva a capire cosa le piacesse, se aveva passioni o altro.
Tra i due scoppia la scintilla della passione, ma nessuno si accorge di nulla.
Solo un anello che portava la contessa, di una luce accecante e la tosse della figlia mettono in sospetto uno dei partecipanti alle partite, che scopre dopo un po' di tempo che, la figlia della contessa  muore pare avvelenata, ma poco dopo muore anche la contessa e quando viene seppellita in giardino si scopre il corpicino di un neonato seppellito vivo. Il giocatore sparisce dalla città.
Si è mormorato più tardi che le due donne madre e figlia forse amavano lo stesso uomo, ma questo mistero non fu mai chiarito!
 

mercoledì 10 settembre 2014

La felicità nel delitto da "Le diaboliche" di D'Aurevilly

 
Narra la storia di una donna molto bella, ma altera figlia di un soldato che essendo un bravo spadaccino decide di aprire una scuola di fioretto. La donna sin da piccola viene iniziata alla conoscenza di tale arma e come il padre, in breve tempo, acquista un'abilità notevole.
Nonostante la si incontrasse in chiesa o fuori a cavallo per le strade della città nessuno aveva mai visto il suo viso, nemmeno i pochi uomini che andavano da suo padre ad allenarsi perché aveva sempre la maschera per duellare.
Il conte di Savigny arrivato per qualche tempo in città si recò alla scuola di fioretto anche per conoscere Altachiara la famosa e misteriosa figlia del maestro e fu proprio lì che scoccò l'amore tra i due, ma nessuno si accorse di nulla, tanto è vero che poco tempo dopo il conte si sposò.
Alla morte del padre Altachiara decise di continuare il lavoro paterno: insegnare fioretto, ma con nessuno dei giovani che frequentavano la scuola aveva familiarità.
Poi misteriosamente scomparve.
Il medico, che è la voce narrante della storia, la ritrova con stupore a fare la cameriera a casa del conte. Niente trapela dai i due amanti, ma il dottore vuole scoprire il loro segreto.
La contessa sofferente chiama il medico ed egli cerca di capire se lei sospetta qualche cosa, ma lei non sa. Poco tempo dopo muore avvelenata e dopo un anno il conte si sposa con Altachiara e mai il loro amore venne incrinato dal rimorso di questo delitto perché il loro amore era talmente grande e completo e sazio uno dell'altro da ignorare tutto il resto.