Attualmente sto leggendo il
romanzo “Dracula” di Bram Stoker. Tra le cose che tolgono ogni potere (ai
vampiri) come l’aglio e le cose sacre c’è un ramo di rosa selvatica. Esso posto sulla sua bara gli impedisce di
allontanarsene. Nel linguaggio dei fiori, la rosa selvatica rappresenta la
semplicità e la modestia e significa: ”Ti seguirò dappertutto”. La rosa per
ovvie ragioni simboleggia la bellezza. Nella mitologia greca la rosa nacque dal
corpo di una ninfa morta, a cui Cloris, il dio dei fiori, ridette la vita. Afrodite
offre la rosa a Eros, il giovane dio dell’amore. Le proprietà antivampiro della
rosa selvatica hanno forse origine nella comune associazione della rosa con
Cristo. La vera rosa selvatica è rara in Terra Santa, ma la tradizioine
cristiana la identifica con la rosa di Sharon, che simboleggia Gesù stesso.
Infatti Gesù dice: “ Io sono la rosa di Sharon e il figlio delle valli”
(Cantico dei Cantici 2:1), Emily Gerard
ne “La terra oltre la foresta” dice che in Transilvania “ i rami della rosa
selvatica vengono disposti sul corpo (di una persona morta) per impedirle di
lasciare la bara”.
Dai libri che leggi, posso giudicare della tua professione, cultura, curiosità, libertà. Dai libri che rileggi, conosco la tua età, la tua indole, quello che hai sofferto, quello che speri. (Ugo Ojetti) Esistono due motivi per leggere un libro: uno perchè vi piace, l'altro è che potrete vantarvi di averlo letto. (Bertrand Russell)
mercoledì 8 ottobre 2014
mercoledì 1 ottobre 2014
Kafka sulla spiaggia, Haruki Murakami
è un romanzo di Haruki Murakami.
La prima edizione originale è stata pubblicata nel 2002. La traduzione
italiana, effettuata da Giorgio Amitrano, è stata pubblicata da Einaudi nel 2008.
Lo stile del romanzo è riconducibile al filone del genere chiamato "realismo
magico".
Non voglio raccontare la trama
del romanzo cito i due personaggi principali che sono un ragazzo di quindici anni, maturo e
determinato come un adulto di nome Tamura, e un vecchio con l'ingenuità e il
candore di un bambino: Nakata. Entrambi
si allontanano dallo stesso quartiere di Tokyo diretti allo stesso luogo,
Takamatsu, nel Sud del Giappone. I due personaggi caratterizzati in modo
splendido non si incontreranno mai ma c’è un legame tra loro, misterioso che il
lettore coglie nella narrazione. Nel corso del viaggio, Nakata
scopre di essere chiamato a svolgere un compito, anche a prezzo della propria
vita. Seguendo percorsi paralleli, che non tarderanno a sovrapporsi, il vecchio
e il ragazzo avanzano nella nebbia dell'incomprensibile schivando numerosi
ostacoli, ognuno proteso verso un obiettivo che ignora ma che rappresenterà il
compimento del proprio destino. Diversi personaggi affiancano i due
protagonisti: Hoshino, un giovane camionista di irresistibile simpatia; l'affascinante
signora Saeki, ferma nel ricordo di un passato lontano; Òshima, l'androgino
custode di una biblioteca e poi i gatti, che sovente rubano la scena agli
umani.
Questa di Murakami è una lettura intensa e molto
particolare: c'è un alternarsi continuo di realtà e fantasia, un viaggio tra
dimensioni parallele, che ti proietta in una realtà al contempo onirica e
spirituale. La prima metà dell’opera , sebbene molto originale, è
comunque abbastanza logica e verosimile, ma segue poi la seconda parte nella
quale il tutto diviene più sfumato ed onirico. Si entra in un labirinto di
pagine in cui è difficile capire dove sia il confine tra la realtà ed il sogno,
tra ciò che accade nella mente dei protagonisti e ciò che avviene fuori.
Proprio " sogno" è il termine più adatto da
utilizzare poiché alcune delle scene che vengono narrate hanno proprio questo
sapore, sono prive di un significato logico, razionale e sembrano nascere dal
subconscio dell'autore, la realtà si smaterializza e accadono cose del tutto
inspiegabili seppur affascinanti.
Sorgono molte domande e , alla conclusione del libro, spetta al lettore cercare di rispondere. Non tutto viene infatti spiegato, anzi, quasi nulla.
Sorgono molte domande e , alla conclusione del libro, spetta al lettore cercare di rispondere. Non tutto viene infatti spiegato, anzi, quasi nulla.
Il contenuto dell'opera è molto ricco, si sfiorano temi
delicati di filosofia, di morale e religione, passando per la storia dell'arte
e della musica. Murakami accenna ora
alle guerre napoleoniche ora a Beethoveen senza annoiare nè perdere il filo del
romanzo.
Lo stile è inconfondibile: frasi brevi, dirette e descrizioni sintetiche ma mai banali alleggeriscono e rendono più lieve una trama altrimenti molto complessa . Si avverte una sorta di delicatezza nella scelta delle parole e nelle conversazioni dei personaggi che non può non colpire.
Lo stile è inconfondibile: frasi brevi, dirette e descrizioni sintetiche ma mai banali alleggeriscono e rendono più lieve una trama altrimenti molto complessa . Si avverte una sorta di delicatezza nella scelta delle parole e nelle conversazioni dei personaggi che non può non colpire.
Tutto in questo romanzo richiama metaforicamente la memoria ... la biblioteca
Komura, il bosco impenetrabile, il quadro senza attribuzione temporale; e tutto
richiama la vita e la morte delle cose come dei ricordi. Kafka è un adolescente
che cerca la sua “memoria” sia come futuro ancora da vivere sia come eredità di
un passato doloroso; Nakata è un vecchio che ha perso la memoria; la Signora
Saeki aspetta la morte come “liberazione” dalla memoria.
lunedì 29 settembre 2014
Eugénie Grandet, Honorè de Balzac
Narra la storia del Sig. Grandet, sindaco del piccolo paese di Saumur; uomo con un senso degli affari molto sviluppato che riuscì in breve tempo, grazie anche al capitale acquisito dopo il matrimonio a costruire un impero: accumulando denaro, investendo nell'acquisto di terre, castelli, beni immobili che amministrava con professionalità e investendo il denaro proveniente dalla vendita del vino delle sue vigne. Il Sig. Grandet era infatti un vinaio ma tanto, tanto avaro.
A casa oltre a lui c'erano la moglie: donna molto mite e sue figlia Eugénie a cui voleva un gran bene. Avevano solo una donna di servizio che faceva tutto: pensava a cucinare, tenere in ordine la casa e che ubbidiva fedelmente al padrone che venerava. Madre e figlia erano all'oscuro di tutti gli investimenti del marito e padre erano anzi convinte di essere povere e sottostavano senza mai protestare alle rigide regole domestiche. La sera ci si riuniva solo in una stanza con una candela di sego accesa dove le donne ricamavano. Si mangiava a colazione, con lo zucchero razionato, le fette di pane tagliate dal padre la mattina. Il pranzo era molto veloce e consisteva in un bicchiere di vino bevuto in piedi e della frutta e la cena era più abbondante.
La signorina Eugénie era naturalmente corteggiata dai figli di due delle famiglie più in vista del paese, ma lei non pensava ancora al matrimonio.
Una sera arrivò a casa loro un elegante e raffinato giovanotto parigino: Charles, cugino di Eugénie, figlio del fratello del Sig. Grandet, mandato lì dal padre perché oramai in rovina che si ucciderà dopo aver allontanato il figlio. Il ragazzo abituato al lusso, ignaro della catastrofe che si sarebbe abbattuta su di lui, inizialmente considera i parenti che lo ospitano un po' bizzarri, ma non ha il tempo di approfondire tali considerazioni, che la tragedia lo travolge. Tra Eugénie e il cugino si accende un tenero sentimento che li unisce in questo triste momento. Il ragazzo all'inizio si dispera, ma capisce ben presto che l'unica cosa che può fare è vendere ciò che gli rimane e andare all'estero per fare fortuna.
Intanto papà Grandet, calcolatore gli paga il viaggio e con una mossa astuta cerca di pagare i debiti lasciati dal fratello ma con un calcolo ben studiato in modo da non rimetterci un centesimo.
L'amore per il cugino spinge Eugénie a donargli tutto il suo oro, regalatole dal padre, mentre il cugino affida in pegno a Eugénie un cofanetto con il ritratto della madre, che diventa una sorta di feticcio amoroso per la ragazza. Dopo essersi giurati amore eterno, Charles parte con la promessa di tornare da lei non appena guadagnato il denaro per farlo.
Quando il padre, però, si accorge che la figlia ha regalato tutto il suo oro al cugino, va su tutte le furie, la maledice e la chiude in camera a pane e acqua. La madre dal dispiacere si ammala gravemente pur continuando a pregare il marito di perdonare la figlia. Alla fine il perdono arriva, ma solo dopo la scoperta, da parte dell'avido Grandet, che la figlia è ereditaria di metà delle proprietà di sua moglie, e che quindi risulta molto più conveniente trattarla bene in modo poi da convincerla a rinunciare ad essa. Così accade, ma nonostante la riappacificazione, la signora Grandet muore ed Eugénie acconsente a rinunciare alla sua eredità.
Più tardi Eugénie viene messa al corrente dal padre della sua attività con lui ritira gli affitti, amministra la campagna e ben presto diventa abile come il padre. Il cugino intanto fa fortuna ma il suo unico interesse è quello di arricchirsi velocemente e ambisce ad un titolo nobiliare.
L'ultimo dispiacere della sua vita le arriva quando riceve l'unica lettera da Charles il quale le scrive dopo lunghi anni di essere una persona nuova, di essersi arricchito, ma soprattutto di aver conosciuto il mondo e le leggi che lo regolano. Le dice di rinunciare alla promessa fatta pochi anni prima e offre alla cugina solo la restituzione del prestito ricevuto alla partenza. Charles intendeva sposare la figlia del duca D'Aubrion, famiglia nobile ma decaduta a causa di rovesci finanziari, in modo da assumere una posizione importante nella politica.
Eugénie reagisce a questo dolore con molta compostezza: paga i creditori di suo zio, restituisce il cofanetto d'oro al cugino, gli augura buona fortuna, e acconsente a sposare il “presidente” Cruchot. E così Eugénie trascorre tristemente alcuni anni assieme a un marito non amato e senza figli. In seguito anche questo muore, affidandole la sua eredità, ma lasciando Eugénie nuovamente sola.
Una sera arrivò a casa loro un elegante e raffinato giovanotto parigino: Charles, cugino di Eugénie, figlio del fratello del Sig. Grandet, mandato lì dal padre perché oramai in rovina che si ucciderà dopo aver allontanato il figlio. Il ragazzo abituato al lusso, ignaro della catastrofe che si sarebbe abbattuta su di lui, inizialmente considera i parenti che lo ospitano un po' bizzarri, ma non ha il tempo di approfondire tali considerazioni, che la tragedia lo travolge. Tra Eugénie e il cugino si accende un tenero sentimento che li unisce in questo triste momento. Il ragazzo all'inizio si dispera, ma capisce ben presto che l'unica cosa che può fare è vendere ciò che gli rimane e andare all'estero per fare fortuna.
Intanto papà Grandet, calcolatore gli paga il viaggio e con una mossa astuta cerca di pagare i debiti lasciati dal fratello ma con un calcolo ben studiato in modo da non rimetterci un centesimo.
L'amore per il cugino spinge Eugénie a donargli tutto il suo oro, regalatole dal padre, mentre il cugino affida in pegno a Eugénie un cofanetto con il ritratto della madre, che diventa una sorta di feticcio amoroso per la ragazza. Dopo essersi giurati amore eterno, Charles parte con la promessa di tornare da lei non appena guadagnato il denaro per farlo.
Quando il padre, però, si accorge che la figlia ha regalato tutto il suo oro al cugino, va su tutte le furie, la maledice e la chiude in camera a pane e acqua. La madre dal dispiacere si ammala gravemente pur continuando a pregare il marito di perdonare la figlia. Alla fine il perdono arriva, ma solo dopo la scoperta, da parte dell'avido Grandet, che la figlia è ereditaria di metà delle proprietà di sua moglie, e che quindi risulta molto più conveniente trattarla bene in modo poi da convincerla a rinunciare ad essa. Così accade, ma nonostante la riappacificazione, la signora Grandet muore ed Eugénie acconsente a rinunciare alla sua eredità.
Più tardi Eugénie viene messa al corrente dal padre della sua attività con lui ritira gli affitti, amministra la campagna e ben presto diventa abile come il padre. Il cugino intanto fa fortuna ma il suo unico interesse è quello di arricchirsi velocemente e ambisce ad un titolo nobiliare.
L'ultimo dispiacere della sua vita le arriva quando riceve l'unica lettera da Charles il quale le scrive dopo lunghi anni di essere una persona nuova, di essersi arricchito, ma soprattutto di aver conosciuto il mondo e le leggi che lo regolano. Le dice di rinunciare alla promessa fatta pochi anni prima e offre alla cugina solo la restituzione del prestito ricevuto alla partenza. Charles intendeva sposare la figlia del duca D'Aubrion, famiglia nobile ma decaduta a causa di rovesci finanziari, in modo da assumere una posizione importante nella politica.
Eugénie reagisce a questo dolore con molta compostezza: paga i creditori di suo zio, restituisce il cofanetto d'oro al cugino, gli augura buona fortuna, e acconsente a sposare il “presidente” Cruchot. E così Eugénie trascorre tristemente alcuni anni assieme a un marito non amato e senza figli. In seguito anche questo muore, affidandole la sua eredità, ma lasciando Eugénie nuovamente sola.
lunedì 22 settembre 2014
Per chi suona la campana, Ernest Hemingway
E' una storia d'amore, solidarietà, amicizia, coraggio che coinvolge oltre a Robert altri bei personaggi come Pilar, la donna di Pablo capo della banda; una bella personalità: convinta repubblicana è disposta a sacrificare la vita per la causa, una donna che non ha paura della morte, ma ama molto anche la vita.
Il suo compagno Pablo è un uomo intelligente che capisce subito che la missione di Robert Jordan, sarà funesta per loro e teme la morte quindi cercherà di ostacolare la missione con tutti i mezzi anche se alla fine la fiducia in Robert gli farà cambiare atteggiamento.
La figura più dolce è Maria una giovane donna a cui vengono uccisi i genitori e lei stessa subisce una violenza da parte dei miliziani. Grazie al gruppo di Pablo, ma soprattutto alla materna vicinanza di Pilar riuscirà a dimenticare e a ricominciare a sperare con Robert di cui si innamorerà.
Un'altra bella figura è Anselmo, vedovo uomo pure lui votato alla causa che aiuterà sino alla fine Robert, perdendo la vita nell'impresa organizzata per far saltare il ponte.
Il romanzo a tratti è molto riflessivo: Robert si sofferma a ricordare alcuni episodi della sua vita, prima della esperienza spagnola e durante il suo soggiorno.
Robert è un ragazzo coraggioso, non dimostra timore durante la missione: pianifica con precisione e professionalità l'impresa di guerriglia e sarà lui a salvare il gruppo da un attacco da parte delle guardie fasciste. Si renderà anche conto che l'impresa non avrà l'esito che si prefiggevano i generali cioè di cogliere di sorpresa l'armata fascista, e tutto il coraggio e il sacrificio del gruppo di "El Sordo" saranno inutili. Nonostante questo vanno avanti e fanno saltare il ponte di acciaio come da ordini, ma durante la ritirata, dopo che tutti a cavallo stanno cercando di raggiungere il bosco dove si nasconderanno per poi tentare la fuga, Robert che è rimasto per ultimo, mentre cerca di schivare i colpi di un cingolato si ritrova a terra sotto il cavallo e mentre cercava di togliersi di sotto il suo peso si accorge che si è rotto il femore.
Si rende conto che con la gamba staccata in quelle condizioni, sarà solo un peso per il gruppo, allora decide di coprire la fuga della banda. Saluta Maria che non vuole lasciarlo, si sistema a pancia a terra e aspetta il nemico.
In queste ultime pagine viene affrontato il tema della morte e del suicidio che viene ripreso più volte nel romanzo e termina lasciando un po' in sospeso il lettore con Robert che sente i passi del trotto dell'ufficiale che si avvicina al luogo dove lui è nascosto pronto a sparare.
sabato 20 settembre 2014
La vendetta di una donna da "Le diaboliche" di D'Aurevilly
Una nobile italiana in età da marito, si sposa con un nobile spagnolo appartenente ad un casato di antica origine. La donna, più giovane del marito, si innamora di un cugino di lui, ma di un amore casto e puro. Il marito si accorge che tra i due giovani vi è questa intesa e una sera entra nella sala dove i due amanti si ritrovavano e fece uccidere l'uomo da uno de suoi servitori, davanti agli occhi di lei e, per rendere più atroce la punizione gli fa staccare il cuore e lo lancia in pasto ai suoi cani.
La donna impazzisce dal dolore e la crudeltà del gesto le fa meditare una atroce vendetta.
Pochi mesi dopo il fatto, fugge dal castello in Spagna dove era alloggiata e si rifugia a Parigi con l'atroce proposito di prostituirsi e gettare nel fango il nome del marito.
Una sera incontra un uomo che ascolta la sua triste storia e al quale confessa di voler morire atrocemente contraendo una malattia venerea per oltraggiare ancora di più il feroce marito.
Una anno dopo l'uomo ritorna a Parigi e chiede della donna che era morta nel frattempo di una malattia venerea che aveva distrutto il suo corpo e la casa che la accoglieva, gestita da suore alle quali la donna donò tutte le sue ricchezze, la accudì sino alla fine.
giovedì 18 settembre 2014
A pranzo di atei, da " Le Diaboliche", di D'Aurevilly
E' la storia di un cavaliere, abile nel combattimento, molto coraggioso e valoroso, che purtroppo poiché rimasto fedele a Napoleone, venne poi scacciato dall'esercito da parte degli oppositori a Napoleone stesso. Questo tragico fatto segnò per sempre la sua vita: l'umiliazione subita a seguito del suo allontanamento e l'impossibilità di poter svolgere questa professione a seguito del cambiamento degli eventi lo ferì nel più profondo del suo essere. Il fallimento, ecco cosa si leggeva sul suo volto.
Decise di impegnare tutte le sue energie nella pittura e a Parigi aveva uno studio.
Quando si recava dal padre, uomo avaro, ma che non lo dimostrava quando il cavaliere soggiornava da lui, si organizzavano delle cene con piatti talmente prelibati che la fama di questi banchetti era risaputa in tutto il circondario.
Una sera i commensali decisero di raccontare la storia più abietta che avevano commesso. Erano tutti bestemmiatori, atei, mangia preti. Il figlio del padrone di casa: il cavaliere, era stato scoperto da uno degli invitati, mentre entrava in una chiesa e costui chiese davanti a tutti i commensali il motivo di questa visita inaspettata. Il cavaliere allora inizia a raccontare la sua storia.
Quando era nell'esercito il reggimento si spostava da un luogo all'altro seguendo la battaglia e solitamente non c'era compagnia femminile con loro. Uno dei suoi colleghi, che si era da poco aggregato al suo reggimento, arrivò con una donna, pare sua moglie che ben presto divenne molto famosa. Questa donna era bella, ma il suo fascino non era solo rappresentato dalla bellezza, ella aveva un modo di arrossire e di essere in imbarazzo che la facevano parere ingenua e incapace di malizia. In poco tempo si accoppiò con tutto il reggimento e non si capiva se suo marito lo sapesse o non ci facesse caso o era all'oscuro di tutto.
Capitò anche il turno del nostro cavaliere e per poco fu molto assiduo della signora, ma non era amore e poco alla volta si stancò della donna e cessò di frequentarla.
Passò un po' di tempo e la signora rimase incinta e al cavaliere venne il sospetto che il bambino potesse essere il suo, ma scacciò via velocemente questo pensiero perché poteva essere il suo come quello di qualsiasi altro membro del battaglione. Il bambino nacque, ma dopo poco tempo morì e il padre, il marito della signora, fu talmente colpito da questo fatto che fece imbalsamare il cuoricino e custodire su una teca che portava sempre con se.
Una sera il cavaliere andò a trovare la signora, arrivò prima degli altri colleghi che si erano attardati a finire una partita e trovò la donna sola che scriveva un biglietto, si avvicinò per cercare di capire a chi era indirizzato il messaggio e per ingannare la dama sulle sue vere intenzioni, si abbassò e le diede un bacio sul collo. Lei accettò di buon grado il gesto affettuoso anzi si inchinò per riceverne altri, ma sentì il rumore dei passi del marito e invitò il cavaliere a nascondersi dentro l'armadio per non farsi trovare, dato che quando aveva bevuto era molto geloso. Da dentro l'armadio il cavaliere poté udire una vera e propria scenata di gelosia in quando si era accorto del biglietto che la donna non era riuscita a nascondere. Vennero alle mani e lei per umiliarlo gli confessò che non lo aveva mai amato, che il figlio non era suo ma del cavaliere (quello nascosto dentro all'armadio) allora dalla gelosia le lanciò la teca che conteneva il cuore del piccino. La cosa più agghiacciante fu che lei oramai senza più ritegno gli rilanciò il cuore in faccia. Il cavaliere ad un certo punto sentì urlare la donna e uscì dal suo nascondiglio, uccise il marito della donna. La donna era riversa sul tavolino svenuta. Lui prese il cuore, abbandonò la casa e il luogo perché ci fu un attacco e dovettero accorrere per combattere.
Andò in chiesa a dare sepoltura al cuore che teneva con se.
Quando era nell'esercito il reggimento si spostava da un luogo all'altro seguendo la battaglia e solitamente non c'era compagnia femminile con loro. Uno dei suoi colleghi, che si era da poco aggregato al suo reggimento, arrivò con una donna, pare sua moglie che ben presto divenne molto famosa. Questa donna era bella, ma il suo fascino non era solo rappresentato dalla bellezza, ella aveva un modo di arrossire e di essere in imbarazzo che la facevano parere ingenua e incapace di malizia. In poco tempo si accoppiò con tutto il reggimento e non si capiva se suo marito lo sapesse o non ci facesse caso o era all'oscuro di tutto.
Capitò anche il turno del nostro cavaliere e per poco fu molto assiduo della signora, ma non era amore e poco alla volta si stancò della donna e cessò di frequentarla.
Passò un po' di tempo e la signora rimase incinta e al cavaliere venne il sospetto che il bambino potesse essere il suo, ma scacciò via velocemente questo pensiero perché poteva essere il suo come quello di qualsiasi altro membro del battaglione. Il bambino nacque, ma dopo poco tempo morì e il padre, il marito della signora, fu talmente colpito da questo fatto che fece imbalsamare il cuoricino e custodire su una teca che portava sempre con se.
Una sera il cavaliere andò a trovare la signora, arrivò prima degli altri colleghi che si erano attardati a finire una partita e trovò la donna sola che scriveva un biglietto, si avvicinò per cercare di capire a chi era indirizzato il messaggio e per ingannare la dama sulle sue vere intenzioni, si abbassò e le diede un bacio sul collo. Lei accettò di buon grado il gesto affettuoso anzi si inchinò per riceverne altri, ma sentì il rumore dei passi del marito e invitò il cavaliere a nascondersi dentro l'armadio per non farsi trovare, dato che quando aveva bevuto era molto geloso. Da dentro l'armadio il cavaliere poté udire una vera e propria scenata di gelosia in quando si era accorto del biglietto che la donna non era riuscita a nascondere. Vennero alle mani e lei per umiliarlo gli confessò che non lo aveva mai amato, che il figlio non era suo ma del cavaliere (quello nascosto dentro all'armadio) allora dalla gelosia le lanciò la teca che conteneva il cuore del piccino. La cosa più agghiacciante fu che lei oramai senza più ritegno gli rilanciò il cuore in faccia. Il cavaliere ad un certo punto sentì urlare la donna e uscì dal suo nascondiglio, uccise il marito della donna. La donna era riversa sul tavolino svenuta. Lui prese il cuore, abbandonò la casa e il luogo perché ci fu un attacco e dovettero accorrere per combattere.
Andò in chiesa a dare sepoltura al cuore che teneva con se.
mercoledì 17 settembre 2014
Il retroscena di una partita a whist da "Le Diaboliche" di D'Aurevilly
Il whist era un gioco che si disputava uomini e donne nella società dei nobili, che non volevano mischiarsi ai borghesi arricchiti. Un giorno arriva nel salotto di un certo nobile un uomo molto bravo, anzi un campione di whist, che subito viene invitato alle partite organizzate nelle case più in vista della città.
In una di queste serate si conoscono il giocare ed una nobildonna vedova con una bella figlia, ma talmente altera che nessuno riusciva a capire cosa le piacesse, se aveva passioni o altro.
Tra i due scoppia la scintilla della passione, ma nessuno si accorge di nulla.
Solo un anello che portava la contessa, di una luce accecante e la tosse della figlia mettono in sospetto uno dei partecipanti alle partite, che scopre dopo un po' di tempo che, la figlia della contessa muore pare avvelenata, ma poco dopo muore anche la contessa e quando viene seppellita in giardino si scopre il corpicino di un neonato seppellito vivo. Il giocatore sparisce dalla città.
Si è mormorato più tardi che le due donne madre e figlia forse amavano lo stesso uomo, ma questo mistero non fu mai chiarito!
Si è mormorato più tardi che le due donne madre e figlia forse amavano lo stesso uomo, ma questo mistero non fu mai chiarito!
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