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giovedì 13 novembre 2014

vacanze a sorpresa 8

 La mattina avevamo deciso io e  Carol di andare a fare compere. Mark mi disse di prendere la macchina, ma io no volevo, non me la sentivo di guidare la Mercedes, ma lui insistette tanto che fui costretta. Era piacevole stare con Carol girammo in lungo e in largo verso mezzogiorno eravamo esauste così andammo in spiaggia per fare un bagno.
C’erano tutti e sdraiata vicino a Mark c’era naturalmente Catherine. Carol mi guardò con sguardo dispiaciuto, ma io le dissi di non preoccuparsi che era arrivato il momento di dare una lezione a quella sfrontata. Il cuore incominciò a battermi all’impazzata, ma mi spogliai e senza attirare la loro attenzione andai a fare il bagno. Feci una nuotata veloce e intanto la mia mente lavorava alacremente e pensavo a come vendicarmi sino a che mi venne un’idea un po’ audace, ma volevo provare. Uscii dall’acqua il cuore andava a mille cercai di tranquillizzarmi facendo un bel respiro poi lentamente mi avvicinai a loro due. Non si erano accorti di nulla era tutti e due supini. Mi misi vicino ai piedi di Mark che erano leggermente divaricati e posi un ginocchio in mezzo alle gambe di Mark e con le mani appoggiate  sull’asciugamano lentamente mi sdraia sopra di lui. Appenai Mark sentii il fresco del mio corpo, appena uscito dall’acqua, sopra al suo spalanco la bocca ed emise un sospiro di sorpresa allargando le braccia. Quando si rese conto che il peso sopra il suo corpo era il mio mi abbracciò circondando con una mano i miei fianchi e con l’altra accostò la mia testa alla sua e mi baciò. All’inizio fu un bacio lieve poi quando si accorse che io non mi allontano divenne più  esigente.
Catherine quando si accorse cosa stava succedendo si alzo dicendo: “Voi due potete fare le vostre smancerie in luoghi più appartati” e si allontano scocciata portandosi via il suo asciugamano.
Quando realizzai che era andata via puntai le mie mani sul petto di Mark e con forza mi staccai da lui rotolando di fianco. Lui rimase un po’ sorpreso, ma girandosi di fianco mi guardò con aria sorniona e mi disse: “Mi sei mancata.” Io senza voltarmi a guardarlo gli risposi: “Certo come no e siccome eri troppo solo hai chiesto a Catherine di farti compagnia.” Lui sorridendo rispose: “Ti stai comportando proprio come una vera fidanzata.” Io spazientita allora risposi: “Ti sbagli mi sono stufata di fare la figura della cretina e penso che sia arrivato il momento di mettere in riga la tua amichetta.” Lui sorridendo in modo malizioso replico: “Quindi tutta questa messa in scena è in onore di Catherine; ed io che mi stavo illudendo che stavo iniziando a piacerti.”
 Risposi secca: “Quanto sei presuntuoso. Ma credi che tutte debbano cadere ai tuoi piedi?” Lui continuo. “Cosa c’è in me che non ti piace?”
Io secca replicai: “Tutto. Se vuoi scusarmi ho fame e vado a casa.” Feci per alzarmi e lui mi fermo per una mano, aspettami sono a piedi devi darmi un passaggio hai tu la mia macchina. Continuando con lo stesso tono secco gli dissi: “Spicciati che ho fame.”
Salutammo tutti e ci dirigemmo verso il parcheggio dove avevo lasciato la macchina e cercai le chiave per dargliele ma lui disse: “Guida tu.” Con riluttanza mi misi al volante e guidai verso casa con Mark che guardava dalla mia parte in maniera insistente, alla fine spazientita gli chiesi: “Che cosa hai da guardare?” Lui sorridendo mi rispose: “Mi sorprendi continuamente!”
Sapevo a cosa si riferiva: al bacio di prima. A dire il vero avevo sorpreso anche me stessa, ma ora ero convinta che fosse stata la cosa giusta, lui non aveva protestato anzi aveva accolto con piacere le mie avances e Catherine avrebbe iniziato a capire che era il caso di girare alla larga.
Ora però dovevo stare attenta a Mark,  non volevo nessun coinvolgimento con lui e dovevamo mantenere le distanze. Questo fu l’atteggiamento che adottai nelle ore successive. Vedevo che tentava di allungare la mano per stringere la mia, o cercava di mettermi un braccio attorno alla vita ma ogni volta mi allontanavo da lui sino a che iniziò a capire che nulla era cambiato da prima.
La sera andammo a cena con i suoi in un locale molto carino e per l’occasione indossai il vestito da sera che mi aveva prestato Susan. Era nero molto semplice una specie di sottoveste che però mi stava molto bene e lo capii dallo sguardo di Mark quando scesi nel salone. Devo essere sincera il suo sguardo mi fece piacere e durante tutta la serata notai che più volte il suo sguardo si posava su di me.
Quando tornammo a casa i genitori poco dopo ci salutarono per ritirarsi nella loro camera con il pretesto che erano stanchi e per lasciarci da soli;  Mark cercò di trattenermi con lui prendendomi una mano e portandomi in veranda. Io lasciai la sua mano e gli dissi che ero stanca e volevo andare a letto, ma lui mi guardò appoggiandosi mollemente al pilastro della veranda e mi disse: “Ho l’impressione che tu mi stia evitando!” Io lo guardai e gli risposi: “Sono stanca e voglio andare a dormire.”
Lui continuò: “Hai paura che ti baci?” Lo guardai e in quel momento arrossi, ma per fortuna ero in ombra e lui non se ne accorse, ma si accorse dal tono della mia voce che non dicevo la verità: “Non dire sciocchezze.” Lui allora si allontanò dal pilastro e guardandomi con aria poco convinta rispose: “Bugiarda.”
Io per paura che si avvicinasse e confutasse personalmente la sua teoria feci due passi verso la porta dicendo: “Buona notte Mark vado a letto.” Lui sorridendo replicò: “Non mi sfuggirai così facilmente.” Ma io per fortuna ero già lontana da lui vicino alle scale e quando arrivai vicino al primo gradino salii le scale velocemente per arrivare al sicuro nella mia stanza. Chiusi la porta e feci un respiro di sollievo.
Cosa mi era venuto in mente di baciarlo sulla spiaggia, potevo semplicemente dire a Catherine di spostarsi dall’asciugamano, ma volevo dimostrare a lei che io ero più importante che lo avevo affascinato che ero desiderabile. Il bacio che Mark mi aveva corrisposto mi aveva coinvolto, è vero che è da tanto tempo che non avevo un ragazzo, ma la sensazione che mi aveva trasmesso era molto piacevole e se poco fa fossi  rimasta un attimo di più sola con lui  ero tentata di farmi baciare ancora. Aveva ragione lui  lo stavo evitando per paura di essere ancora baciata.
Mi allontanai dalla porta e lentamente mi spogliai, e mi ricordai degli sguardi che mi aveva lanciato durante la cena e il solo pensiero mi provocò un certo languore. Mi misi a letto e continua a fantasticare sino a che il sonno non arrivò.
La mattina seguente mi sveglia di ottimo umore e non vedevo l’ora di rivedere Mark, il suo sguardo ironico, sentire la sua voce averlo vicino a me. Quando scesi per la colazione trovai solo la mamma di Mark che mi salutò con un sorriso e mi avvertì che Mark e suo padre erano fuori per commissioni e sarebbero tornati nel tardo pomeriggio. Io allora dopo colazione decisi di andare alla spiaggetta e dopo aver preparato la borsa con le mie cose mi incamminai. Trascorsi il mio tempo a leggere fare bagni e rosolarmi al sole, ma mi stavo annoiando, mi sentivo sola. Era una sensazione strana io che amavo la solitudine, sarei potuta andare a raggiungere gli antri, ma avevo voglia solo di una compagnia, solo di vedere i suoi occhi, solo di sentirlo vicino a me, solo ed esclusivamente di lui.

mercoledì 12 novembre 2014

Vacanze a sorpresa 7


Salimmo in macchina e durante il tragitto verso casa non parlai e lui dopo avermi guardato mi chiese: “Sei così silenziosa! Sei molto stanca?” Io per tagliare corto risposi di si, ma mi sarebbe piaciuto chiedergli come mi sarei dovuta comportarmi nei prossimi giorni, poteva essere più chiaro e dirmi che voleva una finta fidanzata per far ingelosire Catherine, non mi spiegavo in altro modo il suo atteggiamento.
Quando arrivammo a casa, per non prolungare la vicinanza con lui e per evitare di porgli queste domande che mi tormentavano lo salutai velocemente e andai in camera mia. Chiusi la porta e tirai un respiro di sollievo. Anche questa serata si era conclusa ma era stata difficile. Domani avrei parlato chiaramente con Mark.
L’indomani trascorremmo la mattina a fare un giro al mercato e fare compere. Il marcato era molto caratteristico c’erano un’infinità di spezie, stoffe, artigianato, avrei comprato tutto ma mi trattenni, presi solo un vestito con una bella stoffa fantasia mentre la mamma di Mark comprò una bella borsa e Mark voleva comprarne una anche a me ma rifiutai categoricamente. Nel pomeriggio andammo in spiaggia io avrei fatto a meno ma non potevo spiegare il motivo a Mark. Naturalmente poco dopo aver disteso l’asciugamano sulla sabbia arrivò Catherine che passando accanto a noi ci salutò. Non ci diede fastidio più di tanto, ma appena Mark si alzò per fare il bagno vidi che anche lei si alzava per dirigersi verso l’acqua. Io oramai conoscevo tutte le sue mosse e non sapevo cosa fare o non  fare. Se fossi stata la vera ragazza di Mark avrei trovato il modo efficace per farla smettere quella sfacciata.
Quando ci preparammo per lasciare la spiaggia Catherine si avvicinò a Mark e guardando solo lui disse: “Ci vediamo in pizzeria alle otto ci siamo tu io e altre tre coppie.” Io mi accorsi che non era stato fatto il mio nome e continuando a piegare  il mio asciugamano mi allontanai per prendere la mia borse per lasciare che Mark prendesse accordi con Catherine. Infilai i miei infradito e lentamente mi incamminai verso casa.
Ero sopra pensiero quando sentii una vespa alle mie spalle e una voce dura che mi chiedeva: “Dove stai andando?” Mi girai irritata dal tono di Mark e altrettanto alterata risposi: “A casa.”
Lui con lo stesso tono mi rispose: “Potevi almeno avvertirmi che andavi via, ti ho cercata in lungo e in largo” Io sfacciatamente gli risposi: “Cosa pensavi mi fossi buttata in mare?” Lui mi guardo e spazientito mi chiese: “Mi vuoi dire perché sei andata via in questo modo?
Io allora non riuscendo più a trattenermi risposi: “Non sono stata invitata in pizzeria e stavo tornando a casa a piedi visto con non ho impegni” Lui ancora irato rispose: “Tu sei con me e vieni con me” Io non riuscii a stare zitta e replicai: “No mio caro mi sono stufata di reggere il moccolo, potevi essere più onesto con me e dirmi che cercavi una fidanzata solo per far ingelosire Catherine”
Lui sempre più arrabbiato rispose: “Io non sto facendo ingelosire nessuno, se tu vedi cose che non esistono non è colpa mia.” Non riuscivo a trattenere la rabbia e continuai: “A io vedo cose che non esistono? Allora mi sono immaginata i baci che vi siete scambiati?“ Lui mi rispose: “Io e Catherine ci conosciamo da tanto e un bacio possiamo anche scambiarcelo.”
Io al colmo della rabbia replicai: “Per me la puoi ricoprire di baci a tutte le ore del giorno non mi importa, ma si da il caso che ogni volta che mi allontano non fa altro che fiondarsi vicino a te con qualsiasi pretesto e questa cosa a te fa molto piacere.” Lui mi guardò e replicò: “Se ti fa piacere la prossima volta la allontano.”
La rabbia era incontenibile come faceva a non capire: “Io non voglio un bel nulla devi solo dire chiaramente se mi devo mettere da parte  così tu puoi flirtare liberamente con Catherine o se devo comportarmi come la tua fidanzata. Sono stufa di fare la cretina.”
Lui pacatamente rispose: “Non sto flirtando con Catherine e non sto cercando di farla ingelosire. Questo è tutto. Ora vuoi salire che ci aspettano in pizzeria.”  Io di malavoglia salii dietro la vespa e partimmo verso casa. Non avevo per niente voglia di andare in pizzeria, non avevo voglia di vedere Catherine, di stare con Mark e mi scoppiava la testa. Ma sarebbe stato sciocco darla vinta a Catrin, così feci una doccia infilai il vestito che avevo comprato al mercato che metteva in risalto la mia abbronzatura e scesi in salone dove c’era Mark che mi aspettava.
Lui mi diede una rapida occhiata, suo padre che era acconto a Mark molto galantemente rivolgendosi a Mark disse: “Ti conviene tenere bene gli occhi aperti, questa sera più di qualche uomo potrebbe portartela via.” Io guardai il padre di Mark e sorrisi dicendo: “Non si preoccupi non c’è pericolo sono troppo velenosa.” Mark senza parlare mi mise una mano su un fianco e mi condusse fuori verso la macchina. Io non dissi una parla non avevo voglia di fare conversazione ero ancora arrabbiata.
Mark poco dopo disse: “Hai intenzione di tenermi il muso tutta la serata?” Io a quelle parole risposi controllando il tono di voce che sarebbe stato molto tagliente: “Non ho intenzione di tenere il muso a nessuno ho solo molto mal di testa.” Lui allora con voce più dolce mi disse: “Mi dispiace!”
Non riuscivo a capire se era dispiaciuto perché si era comportato in modo brusco qualche ora fa o perché avevo mal di testa. Poco importava non glielo chiesi e continuammo a stare in silenzio.
Quando scesi dalla macchina lui mi raggiunse e mi prese per mano, io molto velocemente mi svincolai dalla sua stretta e dopo averlo guardato gli dissi: “Non è necessario che tu mi tieni la mano.” E lo precedetti dentro il locale. Quando entrammo nella sala che era stata prenotata per noi, quando Catherine ci vidi, rimase un po’ stupita di vedermi, ma come se niente fosse si avvicinò a Mark e lo salutò mettendogli una mano sotto il braccio e conducendolo a sedere vicino a lei. Io vidi  Steve il ragazzo minuto che era stato galante con me la prima volta che ci avevano presentato e in maniera molto simpatica disse: “Vieni a sederti vicino a me oramai sarai stufa di stare con Mark per questa sera fammi godere la tua compagnia. Non ti ha mai detto nessuno che sei bellissima?” Io lo guardai ridendo e risposi: “No nessuno come lo stai dicendo tu.” Mi prese sottobraccio e mi condusse all’altra estremità della tavolata.
Avevo voglia di non pensare a Catherine e a Mark e volevo divertirmi  così accettai le attenzioni di Steve come un diversivo. Mi versò da bere e incrociando i miei occhi mi ripeté: “Se ti stufi di Mark prendimi in considerazione.” Lo guardai e risposi: “Contaci.” Parlammo del più e del meno e dopo aver bevuto due calici di vino mi sentivo già meglio. Solo un paio di volte girando lo sguardo verso Mark mi accorsi che guardava dalla mia parte, ma non ci diedi peso.
Quando arrivammo al dessert Mark si alzo e si avvicinò a me e guardando Steve un po’ spazientito lo apostrofò: “Posso riprendermi la mia fidanzata?” Steve per nulla impressionato lo guardò e gli disse: “Mi sono già prenotato per  quando si stuferà di te.” Mark sempre con tono gelido rispose: “Corri un po’ troppo, ancora non è arrivato questo momento!” Steve sorridendo rispose: “Lascialo dire a lei.” Si guardarono per un po’ poi Mark mi chiese: “Vuoi che andiamo?” Io mi alzai senza rispondere e dopo aver salutato Steve che mi prese la mano e galantemente me la baciò, lasciammo il locale.
Quando fummo in macchina Mark mi guardo e in tono acido mi disse: “Mi pare che hai passato una bella serata con Steve? Lo guardai e replicai: “Certo è un ragazzo molto affascinante.” Avrei voluto aggiungere anche tu con Catrin ma lo pensai solamente. Lui continuo: “Stai attenta Steve è uno a cui piacciono le belle donne.” Io lo guardai e replicai: “So badare a me stessa! Ma ti ringrazio per l’avvertimento.”
Strano avevo come l’impressione che il fatto che io avessi trascorso la serata con Steve lo infastidisse, non riuscivi a spiegarmi il perchè. Ma certo gli dava fastidio non essere al centro dell’attenzione, ma che importava mancava ancora una settimana e poi mi sarei liberata di lui.

lunedì 10 novembre 2014

Coincidenze. Sui binari da Milano a Palermo, Tim Parks, Bompiani

 

Domenica sera viaggio in prima classe, perché in seconda non c'è mai posto. Effettivamente, al momento di salire non c'è posto neanche in prima, ma dopo Verona Portanuova, passerà il controllore e ci sarà il solito fuggi fuggi verso al seconda. Qui il problema non è di informazione ma di interpretazione. "I passeggeri sono pregati do controllare che la classe indicata sul documento di viaggio corrisponda alla classe dei sedili che occupano". Abbiamo sentito l'avvertimento già due volte nei primi venti minuti di viaggio. Ma quali sono le conseguenze se non corrisponde?
Oggi, sedendomi mentre altri scappano, mi offro di aiutare la ragazza di fronte a me a mettere sul portabagagli il suo borsone che rischia di ostacolare la gente in fuga. "Non ne vale la pena", dice. Non ha un biglietto di prima classe, perciò è probabile che dovrà spostarsi anche lei da un momento all'altro. "E' che non c'è un solo posto libero in tutto il treno", spiega.
Lo dice come se avesse controllato personalmente ogni singola carrozza.
"Dovrebbero mettere più interregionali", continua, ma non per giustificarsi; fa semplicemente notare che la richiesta c'è e andrebbe soddisfatta. "L'Intercity costa il doppio", spiega come se il mio accento straniero mi impedisse di saperlo.
"Non li mettono", faccio notare "perché se tutti andassero a Milano con nove euro le FS non ci guadagnerebbero un bel niente".
"Questo è vero", ha concesso lei tranquillamente.

"Sarà per questo che certi pagano qualcosa in più per la prima classe", osservò. "Per sedersi".

"Se possono permettersi la prima classe", ribatte lei. "non capisco perché non prendono il treno più veloce".
"Magari perché non si ferma nella loro stazione. Dove sono salito io non si ferma per esempio".
"Già deve essere così", concorda.
Adesso arriva il controllore ma lei non si alza per fuggire. Con estrema calma e naturalezza gli mostra il suo "documento di viaggio".
"Questo è un biglietto di seconda classe, signorina", osserva quello, "e lei è in prima".
La ragazza si guarda attorno vagamente sorpresa. "Ah, sì?".
Ma non sta cercando davvero di prenderlo in giro. Finge solo di cadere dalle nuvole, quel tanto da permettere al controllore di comportarsi come se lei non sene fosse accorta. Tutti e due recitano.
"Bene signorina, si deve spostare", dice lui. Si vede che gli piace chiamarla signorina. La ragazza accenna ad alzarsi e il controllore prosegue lungo la carrozza ormai piacevolmente libera. I pochi rimasti già porgono il regolare biglietto di prima classe con un sorriso affabile. la ragazza continua a trafficare con le sue borse, tirando fuori cose, rimettendole dentro e sistemando una cosa e l'altra finché di punto in bianco si risiede, sprofonda nel sedile in modo che i capelli biondi non spuntino da sopra il poggiatesta e chiude gli occhi.
"S'è n'è andato", le dico dopo un altro minuto. Lei apre un occhio, sorride, apre l'altro, ride, si passa una mano fra i bei capelli, poi fruga dentro la borsa e tira fuori un testo di economia. Deve studiare.
Chiedo: "Come farà quando torna?".
Lei si acciglia. "Ci metterà un bel po' ad arrivare in fondo al treno. E' affollatissimo".
"Avrà un assistente che risale dalla parte opposta".
"Vedremo", dice lei.
"In teoria potrebbe metterla giù dura".
"In teoria", concorda lei. "Ma non credo".
Mi rendo conto di avere a che fare con una persona molto più integrata i  questa società di quanto possa mai sperare di esserlo io.
"Perché?".
"Non fanno troppo sul serio con la prima classe, no?".
Inarco un sopracciglio.
"Quando viaggi su un autobus senza biglietto, che succede? Se sale un controllore, blocca le porte dell'autobus e tutti quelli senza biglietto si beccano una multa. Questo è fare sul serio. Volendo potrebbero benissimo far arrivare due controllori dai capi opposti della carrozza di prima classe e fare la multa a tutti quelli con il biglietto di seconda".
"Già". Non ci avevo pensato.
"Se andassi in prima classe su un Freccia Rossa. me la farebbero subito, la multa".
"Qui invece no".
"Non fanno sul serio".
"Ma perché?".
Lei si acciglia. Si vede che è una studentessa seria.
"Secondo  me preferirebbero che tutte queste persone che pagano per la prima classe passassero ai treni più veloci. I poveri da una parte sul Regionale, il benestante dall'altra sulla Freccia, ben divisi. E' quello il mondo che vogliono."
Poveri e ricchi. Non per nulla studia Economia.
Chiedo: "Allora perché offrire la prima classe?"
"Hanno le carrozze, no?" Ci sarà sempre qualcuno fesso abbastanza da pagare, anche se non riceve un servizio".
"Grazie."
"Prego", dice lei con una risata. 

sabato 8 novembre 2014

Vacanze a sorpresa 6


Stava facendosi tardi così mi incamminai verso la mia stanza dopo essermi messa a letto mi addormentai quasi subito e l’indomani mi sveglia alle otto.

Mi misi il costume e andai giù in salone dove trovai i genitori di Mark che sorseggiavano il caffè. Quando mi videro mi salutarono e si meravigliarono che io fossi così mattiniera. Presi una tazza di caffe e replicai: “Mi piace alzarmi presto e andare al mare nelle ore meno calde.” Per continuare la conversazione chiesi della loro gita in barca e così chiacchierammo piacevolmente sino a che non arrivò Mark che dopo aver salutato tutti si sedette al mio fianco a prese una tazza di caffè. Io  stavo mangiando l’ultimo boccone di una fetta di pane imburrata quando Mark si volto dalla mia parte e con tono suadente mi chiese: “Mi prepari una fetta di pane imburrato?” Lo guardai negli occhi e con tono altrettanto suadente risposi: ”Lo farei molto volentieri, ma devo fare una telefonata importante.” E chiedendo scusa uscii dalla stanza.

Non so cosa pensavano in quel momento i genitori ma dovevo veramente chiamare il prof. Quella mattina e se aspettavo ancora non lo avrei più trovato perché sarebbe stato a lezione. Ad ogni modo non volevo che pensassero che ero la brava ragazza a disposizione del loro bel figliolo.

Poco dopo scesi nuovamente giù con le mie cose e trovai Mark in veranda con il padre appena mi scorse Mark mi disse: “Sei pronta?” Io risposi di si. Lui si alzò e il padre ci augurò buona giornata e io seguii Mark che tenendomi per un braccio mi fece uscire dalla porta principale dove c’era parcheggiata una vespa turchese nuova di zecca. Montò per primo lui e allora io chiesi: “Dove andiamo?” lui mi guardò e mi rispose: “Al mare, ti presento i miei amici” Montai sulla vespa e non feci più domande.

Quando arrivammo alla spiaggia del paese parcheggiammo la vespa e ci avviammo verso un gruppetto di ragazzi e ragazze riuniti sotto due o tre ombrelloni. Mark fece le presentazioni e tutti molto simpaticamente mi accolsero molto calorosamente facendo battutine. Steve un biondino minuto disse: “Ecco perché facevi tanto il misterioso, carina com’è avevi paura che te La portassimo via il primo giorno. Tranquillo. Non il primo giorno ma nei prossimi è meglio che ti guardi alle spalle.” Tutti ridemmo e io penso di essere arrossita, non credevo di avere questa accoglienza calorosa. Mi sedetti vicina alle ragazze e parlammo del più e del meno, simpatizzai con Carol una bella moretta che mi fece i complimenti per i miei capelli. Verso mezzogiorno avevamo fatto già diversi bagni e la simpatia nei confronti dei ragazzi era veramente sincera.

Ero sdraiata vicino a Carol quando vidi una bionda che ancheggiando si dirigeva verso il gruppo. Alla prima occhiata non mi piacque neanche un po’ ma poi vidi che tutti la salutavano e capii che la conoscevano bene. Si diresse con fare sensuale verso Mark e dopo avergli messo le mani attorno al collo lo salutò con un bacio sulla bocca. Lui sembrò poco interessato al bacio ma certamente non si ritrasse. Si accorse che lo guardavo allora con voce rigida stacco le mani della bionda  e disse: “Catrin ti presento la mia ragazza Helen.” Lei si girò molto lentamente e mi fisso negli occhi con sguardo ostile e poi disse: “Piacere.” La guardai pure io e feci un cenno del capo senza staccarle gli occhi di dosso.

Lei come se niente fosse chiese a Mark: “Cosa fai per pranzo?” Lui allontanandosi da lei e dirigendosi verso di me disse: “Io e Helen stiamo andando a casa a mangiare” Lei imperterrita continuò rivolgendosi solo a Mark: “Ci sei alla grigliata da Tom questa sera?” Mark mi allungò una mano per farmi alzare e senza voltarsi rispose: “Non abbiamo ancora deciso.”

Misi le mie cose nella borsa salutai Carol e poi salutammo i ragazzi e ci dirigemmo verso la vespa. Non scambiammo una parola. Avrei voluto chiedere chi fosse quella tipa, ma non toccava a me fare le domande. Magari lui voleva con i suoi fingere che io fossi la sua ragazza e flirtare con la bionda, ma doveva dirmelo, mi sarei  preparata.

Quando arrivammo a casa i genitori non erano ancora arrivati, così andammo nelle rispettive camere a fare una doccia. Sotto il getto dell’acqua pensavo ancora alla bionda. Certo che era strano, Mark mi aveva presentato ai suoi amici come la sua ragazza, ma allora la tizia bionda chi era? Una sua vecchia fiamma o nuova fiamma?

Quando scesi giù erano già a tavola, mi sedetti e mangiammo. I genitori stavano prendendo accordi per andare a cena e Mark disse che sarebbe andato bene tra due serate perché eravamo impegnati con una grigliata a casa di Tom. Così pensai tra me: alla bionda aveva fatto credere che non ci sarebbe andata ma poi per non scontentarla ci sarebbe stato. Secondo me stava facendo il doppio gioco io ero la fidanzata di facciata e lui flirtava con la bionda. Bel porco pensai tra me. Ma cosa mi potevo aspettare da un tipo come lui così mi passò l’appetito e avevo voglia di andarmene in spiaggia da sola come avevo fatto i primi giorni. Ma si che me ne fregava,  io mi stavo godendo una vacanza gratis. Lui poteva fare il porco con chi voleva.

Nel pomeriggio rimasi in veranda a leggere il mio libro e verso le quattro Mark mi disse che per le sette ci dovevamo preparare per recarci a casa di Tom. Mi consiglio di mettere il costume che forse più tardi avremmo fatto un bel bagno. All’ora stabilita scesi con un paio di pantaloncini e una canotta molto sexi, se dovevo vedere una bionda che si baciava il mio fidanzato sotto il naso io potevo baciare qualcuno sotto il naso del mio fidanzato! Mark mi squadrò con compiacimento, la mia canotta a quanto pare piaceva anche a lui. Io feci finta di nulla e gli passai davanti. Lui mi prese per il gomito e mi condusse alla Mercedes che era parcheggiata fuori. Mentre guidava ogni tanto mi lanciava qualche occhiata, io continuavo a fare finta di niente ma dentro di me pensavo: “Questa sera te lo faccio vedere io.”

Arrivati da Tom iniziammo ad apparecchiare, e gli uomini Mark e Tom si misero vicino ai camini a cuocere la carne. Poco alla volta iniziarono ad arrivare anche gli altri amici e anche facce nuove che non avevo visto al mare. Io e Carol senza nemmeno parlarci lavoravano in sintonia come se non avessimo fatto altro e quando la carne iniziò ad essere pronta la distribuivamo nei piatti con i contorni i primi le bibite sino a che tutti non erano serviti. Mark e Tom grondavano sudore e ogni tanto Carol o io gli portavamo da bere una birra. Carol ad un certo punto mi prese per un braccio e mi obbligò a sedermi e mangiare qualche cosa ma non avevo fame gli altri si. Avevano spazzolato tutto sembravano cavallette, fortunatamente avevamo messo da parte dei piattini per i ragazzi altrimenti non avrebbero lasciato neanche le bricciole, oramai tutti erano sazi e non era più necessario stare davanti ai camini.

In quel momento arrivò  ancheggiando Catrin che individuò subito Mark vicino al camino e con una birra fresca si diresse verso di lui. Io mi rivolsi a Carol e le chiesi chi fosse la bionda, lei mi guardò e mi disse: “Non lo sai?” Io la guardai e ingenuamente e risposi: “No, Mark non mi ha detto nulla”. Lei allora inizio a raccontare che Mark stava per sposarsi con Catrin, ma che lei all’ultimo minuto lei si era tirata indietro.  Io guardai Carol e replicai: “Pare che adesso ha cambiato idea!”

Carol mi guardo e mi disse: “Mark non è uno sciocco!” Io però dentro di me lo pensavo eccome ma questo a Carol non potevo dirlo. Mi alzai per andare a prendere l’anguria che era stata messa in fresco, quando ritornai Mark era seduto a uno dei tavoli e quando gli passai vicino mi prese per un braccio e mi fece sedere sulle sue ginocchia e disse: “Ti vuoi sedere un attimo a riposare, hai girato come una trottola tutta la sera per sfamare queste bocche voraci.” Feci per alzarmi ma lui mi strinse a se mettendo le sue braccia attorno alla mia vita. Così immobilizzata non potevo andare da nessuna parte così mi appoggia con la schiena al suo torace e rimasi ferma ascoltando il suo respiro regolare. Liberò un braccio per finire di mangiare quello che aveva nel piatto ma con l’altra mi teneva stretta. Io allora perché mi sentivo un po’ in imbarazzo cercai di liberarmi ma appena sentì che mi stavo divincolando strinse più forte e mi sussurrò all’orecchio: “Non vai da nessuna parte resti qui con me.” Io mi sentivo a disagio e la sua vicinanza mi faceva un certo effetto, sentivo il cuore battere forte e il mio desiderio era quello di stare il più possibile lontano, così con la scusa di dover andare in bagno mi allontanai da lui.

In bagno mi rinfrescai le guance che sentivo bollenti, mi guardai il viso: avevo gli occhi che mi luccicavano e una strana sensazione addosso. Dopo essermi calmata un po’ ed essermi ripetuta di smetterla di agitami ogni volta che Mark mi era vicino o mi sfiorava, uscii lentamente dal bagno.

I ragazzi nel mentre si erano spostati vicino alla pergola e dopo aver messo un po’ di musica ballavano. Mi guardai intorno e vidi che Carol stava sistemando i tavoli così mi unii a lei e Tom e con spazzoloni e acqua lavammo i piani dei tavoli e mettemmo in ordine le sedie accatastandole da una parte. Spostammo i sacchi con la spazzatura e gli avanzi di cibo vennero messi da parte o divisi in diversi contenitori.

Quando finimmo ci sedemmo esausti nel divanetto e con una birra a testa e con i piedi sopra al tavolino sorseggiammo la bibita fresca e guardavamo gli altri che ballavano. Non so se fosse la birra o la stanchezza ma ridevamo come matti per scemenze. Io con il corpo ero con Carol e Tom ma i miei occhi guardavano tra il gruppetto che ballava. C’era Mark che ballava con Catrin e a me dava fastidio, e mi urtava avere questa sensazione, ero forse gelosa? Che sciocchezza però ogni volta che Catrin era accanto a Mark ero infastidita. Quanto ero stupida a sentirmi così. Cercavo di non guardare ma il mio sguardo come una calamita era attirato in quella direzione.

Vidi ad un certo punto che Catrin con un bacio salutò Mark e allora lui si diresse verso di noi. Senza una parola si sedette acconto a me nel divanetto e mi prese la birra dalle mani e ne bevve un lungo sorso. Si unì a noi e continuammo a parlare ancora un po,’ poi vista l’ora ci salutammo e salutammo anche gli altri.

Salimmo in macchina e durante il tragitto verso casa non parlai e lui dopo avermi guardato mi chiese: “Sei così silenziosa! Sei molto stanca?” Io per tagliare corto risposi di si, ma mi sarebbe piaciuto chiedergli come mi sarei dovuta comportarmi nei prossimi giorni, poteva essere più chiaro e dirmi che voleva una finta fidanzata per far ingelosire Catrin, non mi spiegavo in altro modo il suo atteggiamento.

venerdì 7 novembre 2014

Vacanze a sorpresa 5

 
Salii in camera mia e andai a fare una doccia e poi mi cambiai e indossai un prendisole che metteva in risalto il po’ di colore che avevo preso in giornata e poi molto lentamente scesi le scale.
Lo trovai nella veranda seduto comodamente su una poltrona di vimini che sorseggiava del vino. Quando si accorse di me alzo il calice in segno di saluto e mi guardò attentamente dalla testa ai piedi con molta lentezza. Per nascondere il mio imbarazzo ricambiai lo sguardo fissandolo dalle spalle coperte da una camicia crema che gli stava molto bene, alle gambe accavallate fasciate da un paio di pantaloni blu molto eleganti  ai suoi piedi che calzavano un paio di mocassini molto costosi. Sorridendo mi chiese se avevo voglia di un bicchiere di vino, io risposi affermativamente e quando si mosse sentii il suo profumo di Patchouli che mi aveva turbato in pizzeria, ora mi stava facendo lo stesso effetto.
 Per togliermi dall’imbarazzo dissi: “Hai un profumo che mi piace moltissimo.” Lui mi guardo con aria sorniona e disse: “Lo so, per quello l’ho messo.” Si avvicinò porgendomi il calice e io per cancellare quella sorta di complicità che sembrava nascere tra noi replicai: “Sprechi il tuo tempo, tu non hai voglia di impegnarti e io pure.” Lui sorridendo continuando a guardarmi in maniera insistente disse: “Questo non ci impedisce di trascorrere una bella vacanza.” Capii tra le righe cosa stava intendendo, ma non era la stessa cosa che volevo io quindi per mettere fine a malintesi aggiunsi: “Grazie non mi interessa.” Lui sempre sorridendo si risedette sulla sua poltrona e dicendo: “Come vuoi miss ghiacciolo.”
Per rompere il silenzio dissi che aveva una bella casa e così mi parlò di come i suoi genitori l’avevano comprata e ristrutturata e del tempo che ci trascorrevano durante l’anno.
Poco dopo arrivò Maria per avvertirci che la cena era pronta in tavola e poco dopo ci augurò la buona notte e andò via. Mangiammo scambiandoci impressioni sul cibo, sulla casa e mi accorsi che parlare con Mark era piacevole. Finita la cena sparecchiammo e portammo tutte le cose in cucina, e poi Mark mi chiese se volevo andare a fare una camminata, ma dal tono della richiesta capii che avrebbe preferito non avermi tra i piedi  io ringrazia ma declinai l’invito perché ero stanca. Il viaggio e la giornata al mare mi avevano stancata così ci augurammo la buonanotte e lui uscì.
Mi coricai e presi il telefono per aggiornare Susan delle ultime novità rimanemmo diverso tempo a chiacchierare poi ci salutammo e io mi girai da una parte e mi addormentai.
Feci un lungo sonno come non mi capitava da tanto tempo, anche perché gli orari della pizzeria mi obbligavano ad andare a letto tardi e la mattina non mi piaceva dormire sino a tardi. Ma quella mattina mi sveglia alle sette bella fresca come una rosa, mi stiracchiai e andai alla finestra per guardare il mare. Avre trascorso un’altra bella giornata a rosolarmi al sole in compagnia di un bel libro così indossai il costume e la casacca e con la borsa in spalla scesi giù.
Appena mi vide Maria mi salutò cordialmente sgridandomi perché ero in piedi così presto, ma io le spiegai che ero mattiniera e che mi piaceva andare al mare presto e ritornare alle ore calde. Mi chiese cosa volevo per colazione, e insistetti  per rimanere in cucina a mangiare evitando che preparasse solo per me in salone. Mi chiese se il signorino dormisse ancora e io disinvolta risposi che era tornato tardi ieri sera e che a Mark piaceva alzarsi tardi. Lei fu soddisfatta della mia risposta, sorrise e mi guardò con dolcezza. Mi preparò un sacchettino con dei biscotti appena sfornati e dopo averla saluta mi diressi verso la spiaggia.
Sin che potevo continuavo a stare il più possibile lontano da lui, pensavo che era la cosa migliore prima di iniziare la commedia vera e propria in presenza dei genitori.
Verso mezzogiorno presi le mie cose e tornai a casa e in salone davanti a una tazza di caffè c’era Mark appena sceso dal letto. Aveva il viso assonnato e appena alzato era ancora più affascinante. Mi guardò chiedendomi: “Buongiorno da dove vieni?” io ricambia il saluto e risposi: “Dalla spiaggia sono andata a fare il bagno.” Mi guardò ancora e mi chiese: “Vuoi del caffè?” Io sorrisi e risposi: “Veramente preferirei un panino io sono pronta per il pranzo.” Dopo aver fatto uno sbadiglio replico: “Già è mezzogiorno. I miei tornano per la cena quindi ritieniti libera di fare quello che vuoi.” Io lo guardai e risposi: “Va bene grazie. Penso che nel pomeriggio ritornerò al mare.” Lui si alzò e mi guardò dicendo: “Ci vediamo più tardi e uscì dalla stanza.
Presi un panino che era nel vassoio, e addentandolo mi accorsi che ero veramente affamata. Quest’aria di mare mi stava stimolando l’appetito. Mentre mangiavo pensavo a Mark che in questi due giorni sicuramente era stato a salutare i suoi vecchi amici o qualche vecchia fiamma, dato che non mi aveva voluto tra i piedi, ma a me non mi importava quello che in realtà stava iniziando a preoccuparmi era che questa sera ci sarebbero stati i suoi genitori. Come dovevo vestirmi? E poi come dovevo comportarmi con lui. Potevamo avere un atteggiamento distaccato, non per forza dovevamo stare appiccicati come tiramolle in vin dei conti poteva dire che non amavo le smancierie e tutto si sarebbe risolto.
Finito di mangiare misi il cibo in cucina e sparecchiai, poi andai in camera mia e mi distesi sul letto al fresco della mia camera e verso le quindici ritornai in spiaggia.
Verso le diciotto inizia a preparare le mie cose perché ero stanca di sole e volevo ritornare in camera a prepararmi per bene per l’incontro con i genitori di Mark. Quando arrivai in casa c’erano delle valigie sistemate in salone e un signore che riconobbi come il padre di Mark perché gli assomigliava veramente tanto seduto in veranda. Mi avvicinai lentamente perché mi accorsi che aveva notato la mia presenza e allungai la mano per presentarmi. Lui mi strinse calorosamente la mano e mi chiese da dove venissi e se Mark era con me. Poco dopo vidi una bella signora che doveva essere la mamma di Mark. Lei mi studio attentamente il viso, sicuramente con tutto il sole  che avevo preso avevo gli occhi grossi come quelli di una rana. Cercai di controllare il mio imbarazzo e allungai la mano per salutarla. Ricambiò la stretta e continuò a studiarmi. Mi chiesero dove fosse Mark e io candidamente risposi che ero andata a riposare e quando lui era uscito io dormivo ancora.
Il papà allora molto conciliante disse: “Non vedrai l’ora di farti una bella doccia come pure noi vai pure in camera tua ci vediamo per un aperitivo prima di cena.” Ci salutammo e io mi diressi verso la mia camera ripensando allo sguardo enigmatico della mamma di Mark.
Quando scesi erano tutti già seduti in veranda a sorseggiare un bicchiere di viso fresco. Mark quando mi vide disse: “Vi siate già presentati?” Io sorridendo risposi: “Si ci siamo visti prima”. Mi sedetti a mia volta in poltrona e Mark mi chiese: “Prendi del vino?” Io lo guardai e risposi: “Si grazie.”
Parlammo del più e del meno e il padre di Mark faceva di tutto per mettermi a mio agio, ma la mamma non che fosse ostile ma sentivo il suo sguardo addosso e pensavo che probabilmente non le piacevo, troppo semplice per i suoi gusti. Non volevo farmi delle idee sbagliate prima di giudicarla così feci finta di nulla e risposi alle domande che mi facevano con molta naturalezza.
Dopo cena loro si ritirarono perché erano stanchi, ci salutarono e rimanemmo soli io e Mark. Lui dopo un po’ mi disse che i suoi amici lo aspettavano al bar, così lo salutai e se ne andò poco dopo.
Io rimasi ancora in veranda perché si stava bene c’era una bella brezza che portava il profumo del mare e degli eucalipti del viale d’ingresso. Rimasi a fantasticare su Londra e sul lavoro che mi attendeva tra qualche settimana. Non vedevo l’ora di partire e di iniziare questa nuova esperienza, chissà se avrei trovato altre opportunità di lavoro, forse si forse no ma non mi preoccupava. Stava per iniziare una nuova vita.

 

lunedì 3 novembre 2014

Torta alle rose


Non posso vivere senza libri è vero, ma talvolta leggere un libro gustando qualcosa di dolce è molto piacevole!!

sabato 1 novembre 2014

Vacanze a sorpresa 4


Per il viaggio indossai un abito a fiori molto carino che metteva in risalto la mia figura snella, un paio di sandali e portavo i capelli raccolti. Dovevo fare buona impressione sui genitori di Mark, non so perché ma ci tenevo ad essere ben accolta da questi genitori che non vedevano l’ora di vedere sistemato il loro viziato figliolo.

Io e Mark avevamo due posti nella corsia da due, ma durante tutto il tempo del volo scambiammo in tutto tre parole al massimo. Sembrava di cattivo umore, si era pentito certamente che la  scelta fosse caduta su di me. A me non importava non gli avevo chiesto nulla, era stato lui ad insistere. Ora doveva subirne le conseguenze, male che vada, pensai tra me, mi avrebbe comprato il biglietto di ritorno.

Alle 10 eravamo già arrivati ad Antibes. Quando scendemmo dall’aereo percorremmo a piedi la distanza che separava l’aereo dall’aeroporto. Ero agitata perché tra poco avrei conosciuto i genitori di Mark. Chissà che tipi erano, gli assomigliavano o forse erano burberi e prepotenti come lui. Mentre questi pensieri occupavano la mia mente, Mark mi disse: “ Aspettami qui, arrivo subito.” Io mi fermai vicino al bar poggia la mia valigia alle sedie della sala d’attesa e lo vidi allontanarsi verso l’uscita. Pensai tra me, forse va a vedere dove hanno parcheggiato i suoi. Dopo un po’ lo vidi arrivare senza valigia, si avvicinò a me e mi disse abbastanza gelidamente: “Andiamo”. Lo segui senza dire una parola verso l’uscita. Fuori c’erano diverse macchine, noi ci dirigemmo verso una Mercedes a due posti parcheggiata lì vicino. Mark mi prese la valigia e la depose nel portabagagli poi senza dire una parola si sedette al posto del guidatore e io al suo fianco e partimmo.

Il silenzio tra noi due stava iniziando ad essere pesante, mi girai dalla sua parte ad osservarlo. Aveva quell’espressione dura sul viso, la camicia azzurra che indossava metteva in risalto la sua carnagione scura. I suoi capelli erano così belli scomposti. Se fosse stato un’altra persona ci avrei fatto un pensierino, ma era così prepotente e a me le persone che volevano fare solo di testa loro non mi piacevano. Per me volevo una persona dolce, gentile, paziente tutto l’opposto di Mark Nicholson.

Senza girarsi, ma continuando a guidare mi disse: “I miei sono via, hanno deciso di prolungare di altri due giorni il loro giro in barca. Si scusano per non essere a casa ad accoglierti.”

Il mio primo pensiero fu di sollievo. Se i suoi genitori non c’erano non avremmo dovuto sforzarci di essere carini l’uno con l’altro. Mi venne in mente che in realtà non avevamo ancora parlato di come avremmo dovuto comportarci reciprocamente in presenza dei suoi genitori, ma la mia codardia mi impedì di porre la domanda. Così continuammo in silenzio il nostro percorso.

Poco dopo aggiunse: “Abbiamo circa un’ora di macchina prima di arrivare a casa, se hai bisogno di qualcosa dimmelo che mi fermo.” Disse questa frase senza girarsi dalla mia parte solo per pura educazione. Io allora per non essere scortese gli risposti: “No ti ringrazio non ho bisogno di nulla”. Poco dopo lo vidi premere un pulsante sul cruscotto e una piacevole musica si diffuse dalle casse. La musica avrebbe certamente reso meno noioso il viaggio anche se io non mi stavo annoiando.

Mi accorsi che man mano che ci spostavamo verso casa sua il paesaggio diventava più verdeggiante: grandi campi coltivati: girasoli, viti, mais. Le tipiche case coloniche molto semplici. Anche il traffico iniziava lentamente ad essere meno intenso, ci capitava di incontrare molte macchine tipo gippone con il cassone retrostante occupato da attrezzi e talvolta da animali.

Era molto bello qui, mi resi conto che un po’ alla volta stavo iniziando a rilassarmi. Mi piaceva guardarmi attorno e quello che vedevo era molto bello. Il sole intenso mi accarezzava la pelle e mi trasmetteva una piacevole sensazione, mi sedetti più comodamente e continuai a guardare fuori.

Ad un certo punto lo sentii mormorare: “Siamo arrivati” mentre la macchina stava percorrendo un viale fiancheggiato da eucalipti. Arrivammo davanti ad una bella casa dalla facciata bianca, quelle tipiche costruzioni che si vedono sul lungomare con le imposte chiare e delle enormi piante di oleandro che la circondavano. Era un edificio su due piani con ampi vetrate che illuminavano gli ambienti interni. Quando scendemmo dalla macchina lui si avvicinò al bagagliaio e tirò fuori le nostre valigie. Io presi la mia e lo seguii dentro la casa.

Appena messo piede dentro casa, depositò la sua valigia in soggiorno poi sentii che chiamava una donna e poco dopo comparve assieme a lui una signora di una certa età che si stava asciugando le mano sul grembiule che indossava. Mark fece le presentazioni: “Maria questa è Helen, Helen Maria. Per tutto quello che avrai bisogno puoi rivolgerti a lei senza problemi.” Sorrisi alla donna e le strinsi la mano. Poco dopo Maria ci chiese se volevamo mangiare qualche cosa o se eravamo stanchi. Mark senza consultarmi rispose per tutti e due che eravamo a posto così poi mi disse: “Seguimi che ti faccio vedere la tua stanza.” Presi la mia valigia e lo segui su per le scale che portavano al primo piano. Percorremmo un ampio e luminoso corridoio e aprì la seconda porta sulla destra dicendo: “Questa è la tua camera, se hai bisogno parla pure con Maria sino a quando non arriverà mia madre. Io ringrazia poco dopo aggiunse: “Abbiamo una spiaggetta privata puoi raggiungerla da quel sentiero che vedi vicino al cactus.”

 Mentre lo diceva mi prese per il gomito e mi condusse in fondo al corridoio e dalla portafinestra mi indicò il sentierino che scendeva alla spiaggia. Il suo tocco deciso mi produsse un certo brivido, ma cercai di non fargli capire che la sua vicinanza produceva un certo effetto su di me. Ringrazia senza guardarlo in viso e delicatamente mi sciolsi dalla sua presa spostandomi verso il lato estremo facendo finta di sporgermi per guardare più attentamente il panorama. Lui rimase dietro di me a poca di stanza, lo sentivo respirare e poiché io non mi decidevo a girarmi poco dopo disse: “Ritieni libera di fare quello che ti va. Fai come se fossi a casa tua.” Mentre lo diceva sentivo che sorrideva. Non mi girai e lui si allontano e io allora tirai un respiro di sollievo.

Ritornai in camera mia chiusi la porta alle mie spalle e mi guardai attorno. Era una bella camera spaziosa il letto molto largo aveva un bel copriletto bianco fatto con l’uncinetto; l’arredamento era molto bello tutti pezzi antichi che si adattavano perfettamente all’ambiente. Poche cose ma belle che non rendevano la stanza soffocante anzi entrando avevo avuto una piacevole sensazione di accoglienza.

Mi ricordai subito che dovevo spedire un messaggio a Susan per avvertirla che ol viaggi era andato bene e che ora ero a casa di Mark che disfacevo le valigie.

Mi avvicinai all’armadio e inizia ad appendere gli abiti per non sgualcirli di più. Dato che Mark mi aveva detto che potevo fare quello che volevo, decisi di indossare il costume e andare a fare un bagno. Era un peccato perdere tempo a riposarmi, lo avrei potuto fare anche in spiaggia. Misi il mio due pezzi e indossai un camicione, presi l’asciugamano dalla valigia e con le mie infradito scesi le scale e non incontra anima viva.

 Provai a cercare Maria per avvertirla che andava alla spiaggia, ma in cucina non c’era nessuno, così tornai sui miei passi presi il sentierino e dopo neanche 10 minuti ero già arrivata alla spiaggia. Il sole caldo era così piacevole mi tolsi le infradito e decisi di fare subito un bagno. L’acqua era fresca mi tuffai e la sensazione dell’acqua sulla pelle era molto gradevole, nuotai con bracciate energiche, poi tornai verso la riva e mi sdraiai al sole.

Non so quanto tempo fosse trascorso dovevo aver dormito sicuramente, avevo un leggero languore, ma non mi andava di tornare a casa, non volevo disturbare così decisi di non dare ascolto alla mia pancia ma tirai fuori dalla borsa il mio libro per ingannare il tempo leggendo.

Mi accorsi che il tempo passava perché i raggi del sole erano meno intensi e forse era meglio che facessi ritorno, ma non ne avevo voglia; cercavo di prolungare il più possibile il momento in cui sarei stata costretta a rivedere Mark.

Decisi che era il caso di ritornare a casa, così presi le mie cose, avevo la piacevole sensazione del sale che tirava la pelle, feci un sospiro e pensai da quanto tempo non stavo così bene.

Appena misi piede in casa vidi Maria che mi salutò allegramente: “E’ stata a fare il bagno?” “Si” risposi “Sarebbe stato un peccato non approfittarne.” Maria sorridendo aggiunse: “Se ha sete ci sono delle bibite in frigo e della frutta, si cena alle nove ma se avete fame possiamo anticipare.” “Per me va bene” Non volevo confessare che stavo per svenire dai morsi della fame, così per placare i miei brontolii mi recai in cucina a prendere un po’ di frutta.