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mercoledì 14 ottobre 2015

Dracula, Bram Stoker

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"Penso di essermi addormentato: lo spero, ma temo di no. perché tutto quel che accadde era reale,  così reale che ora, seduto nella chiara luce del sole mattutino, non riesco a convincermi che fosse sonno.
Non ero solo. La camera era la stessa, immutata da quando vi ero entrato; vedevo sul pavimento, nella brillante luce della luna, il segno dei miei passi, dove avevo calpestato la polvere accumulata. Di fronte a me, illuminate dalla luna, c'erano tre giovano donne, dame nell'abbigliamento e nel tratto. In quel momento, quando le vidi, pensai di sognare perché, pur avendo la luna alle spalle , a terra non c'era la loro ombra.Si avvicinarono a me e mi guardarono, poi sussurarrono tra loro. Due erano brune con nasi aquilini, occhi penetranti che sembravano quasi rossi, nella luce giallo pallido della luna. La terza era bionda, biondissima, con lunghi e folti capelli d'oro e occhi simili a zaffiri pallidi.Mi sembra di riconoscere il suo viso, in rapporto a un timore ignoto, ma non riuscivo a ricordare quale. Avevano tutte e tre denti bianchi e smaglianti che scintillavano come perle sulle labbra rosse e voluttuose. In loro c'era qualcosa che mi metteva a disagio , una strana nostalgia e insieme una paura mortale. Nel mio cuore provavo un selvaggio, bruciante desiderio di essere baciato da quelle labbra. Non dovrei scriverlo, nel caso capitasse sotto gli occhi di Mina, le darei un grosso dispiacere, ma è la verità. Bisbigliavano fra loro; poi scoppiarono a ridere tutte e tre insieme, una risata argentina e musicale, ma sinistra, un suono che non sembrava potesse uscire da labbra umane.
La bionda scosse la testa con civetteria e le altre due la incoraggiarono. Una disse:
"Avanti sei la prima. Dopo tocca a noi. Hai tu il diritto di cominciare."
L'altra aggiunse:
"E' giovane e forte. Ci sono baci per tutte".
Giacevo immobile, guardando di sotto le palpebre, in un tormento di deliziosa attesa.
La ragazza bionda si avvicinò e si chinò, tanto che sentivo il suo respiro su di me. Era dolce, dolce come il miele e mi diede lo stesso brivido della sua voce, ma nella sua dolcezza c'era qualcosa di offensivo, qualcosa di amaro, come l'odore del sangue.
Non osavo alzare le palpebre, ma vedevo perfettamente. La ragazza bionda si inginocchiò e si chinò su di me, golosa. Aveva qualcosa di deliberatamente voluttuoso, e insieme di repulsivo. Nell'inarcare  le labbra, come un animale e, alla luce della luna, vidi scintillare le labbra umide e scarlatte e la lingua rossa, che lambiva i denti bianchi e appuntiti. La testa si abbassò sempre più e le labbra scesero oltre la mia bocca.oltre il mio mento e parvero fermarsi all'altezza della gola. Sentivo il fruscio della lingua sui denti e sulle labbra e il fiato rovente sul collo. Poi la pelle mi si accapponò, come quando una mano si avvicina per farci il solletico. Ne sentivo il tocco morbido e delicato sulla pelle sensibile della gola, poi mi sfiorarono le punte aguzze dei canini. Chiusi gli occhi in un'estasi di languore e aspettai...aspettai col cuore che batteva.
Ma in quell'attimo un'altra sensazione mi attraversò, rapida come un lampo. Sentivo la presenza del Conte, travolto dall'ira. Gli occhi mi si aprirono involontariamente e vidi la forte mano afferrare il collo snello della donna bionda, sollevarlo, e gli occhi azzurri di lei stravolti, i denti candidi contratti nell'ira, le belle guance arrossate dalla passione. Ma il Conte! Non avrei mai immaginato una furia come quella, neanche nei demoni..........

giovedì 21 maggio 2015

Giro d'Italia 12° tappa da Imola a Vicenza 190 km




Oggi il Giro d'Italia passa anche da noi.
il percorso: I primi 130 km della frazione, che in totale attraversa due regioni e ben sei province, sono piatti e si snodano lungo la Pianura Padana. Arrivati a Torreglia, in provincia di Padova, si affronta la prima salita di giornata che è quella di Castelnuovo, Gpm di quarta categoria sui Colli Euganei: lunghezza 5,4 km, pendenza media al 5%, massima 11%. La seconda salita è quella di Crosara, Gpm di terza categoria, 3,7 km, media 9,1%, massima 17%. Segue la difficile discesa di Lapio, cui segue una salita breve ma impegnativa di Perarolo con punte al 10%. Gli ultimi 5km sono divisi in due ulteriori parti. Completamente piatti i primi 3, 5 km. Poi si inizia a salire dolcemente. Quindi nell'ultimo km la pendenza media è del 7,1% ma nell'ultima parte si sale al 10% con punte all'11% nella parte finale dello strappo. Il rettilineo di arrivo è lungo 300 metri. La partenza della tappa è fissata alle 12.35, l'arrivo è previsto attorno alle 17.15. La diretta multimediale su Gazzetta.it a partire dalle 12.15.
L'altimetria dell'a dodicesima tappa

lunedì 11 maggio 2015

37° anniversario della legge Basaglia


ieri nel 37° anniversario della legge Basaglia, che ha "liberato" i manicomi è il caso di ricordare l'ex Ospedale Psichiatrico di Rovigo. Un manicomio a struttura circolare, modello Antonini, dei primi anni del '900, la superficie totale dell’area prescelta, fra fabbricati (fra cui 9 padiglioni) viali, cortili, giardini e colonie agricole, equivale a 20 ettari.
Dopo varie vicissitudini e sospensioni, e l’utilizzo dell’area durante la I guerra mondiale da parte dell’Amministrazione
Militare, l’apertura ufficiale del manicomio avviene il 20 marzo 1930. . Costruito per 400 persone il manicomio sarà utilizzato per una media di 700. Dal 1930 fino al 1980, l’Ospedale Psichiatrico di Rovigo assolse la funzione di “ricovero e di cura” dei malati psichici per tutta la Provincia di Rovigo “accogliendo” migliaia di pazienti. Funzione di “ricovero e cura” praticati con metodi considerati coercitivi e violenti come l’elettrochock e l’insulinoterapia. La struttura, dal 1980, viene definitivamente chiusa nel dicembre 1997. Da allora, l’area giace dismessa ed in totale abbandono.

domenica 3 maggio 2015

I figli della mezzanotte, Salman Rushdie

Ho deciso di leggere il  romanzo di Salman Rushdi: I figli della mezzanotte perché quando, con il gruppo di lettura, abbiamo commentato Middlesex di Eugenides, Silvia ci aveva fatto notare che quest'ultimo romanzo era impostato come il romanzo di Rushdi cioè il racconto si sviluppava a ritroso dalla storia dei nonni sino ad arrivare al momento della nascita del protagonista.
Così succede con "I figli della mezzanotte": la storia inizia nel Kashmir nella primavera del 1915con il nonno Aadam Aziz neolaureato dottore che viene chiamato d'urgenza perché  la figlia del proprietario terriero Ghani è malata.
 
 
 Le visite di Aadam Aziz alla camera da letto con il raggio di sole e le tre lottatrici divennero eventi quasi settimanali, e ogni volta gli si concedeva di contemplare fugacemente, attraverso il lenzuolo mutilato un diverso cerchio di diciotto centimetri del corpo della ragazza. Infatti la ragazza non poteva far vedere il suo corpo agli estranei così il dottore, ogni volta che veniva chiamato si metteva dietro il lenzuolo da dove osservava la parte del corpo dolorante.
Aadam e Naseem alla fine si sposarono ed ebbero cinque figli Alia, Mumaz, due maschi Hanif ed Mustapha ed Emerald la più piccolina.
Il protagonista è figlio di Mumaz che era uscita dal ventre materno nera come la mezzanotte.
Nel romanzo c'è un continuo spostarsi della narrazione dal passato al presente e viceversa.
Saleem il protagonista nasce il 13 agosto del 1947 a mezzanotte precise e i familiari ne danno annuncio al giornale "Times of India". Quella notte si verifica una scambio tra le culle e Saleem che sarebbe di umili origini viene dato a genitori ricchi. Ma la particolarità di tutta la storia non è solo questa: ci furono milleuno bambini che nacquero tra la mezzanotte e l'una dello stesso giorno, "Ciò che rese l'avvenimento degno di nota fu la natura di questi bambini, ognuno dei quali, per qualche bizzarria biologica, o forse a causa di qualche potere sovrannaturale del momento, o anche ipoteticamente per mera coincidenza, era dotato di caratteristiche, talenti o facoltà, che si possono definire soltanto miracolosi."
 

domenica 26 aprile 2015

70 anni dalla liberazione



Volevo condividere un articolo comparso su "il Venerdì" di Repubblica del 24 aprile.
Era il 1939  quando Hitler e Mussolini "regalano" ai sudtirolesi l'opzione di diventare cittadini tedeschi con l'obbligo di lasciare campi e valli per emigrare in Germania e partecipare al trionfo del Terzo Reich. Per chi non parte, l'ignominia di restare per sempre italiano, walscher, insulto spugnoso: condensa il disprezzo della società ariana nei gironi dei disobbedienti sorvegliati dalla Gestapo di Himmler. I genitori di Franz e altri contadini scelgono di restare. Li convince il canonico Gamper: spoglia la retorica delle trombe tedesche, respinge le voci della deportazione in Sicilia a chi rifiuta la nuova patria. E padri e madri firmano il "no" anche per i figli piccoli: non partiamo. Diventano dableiber, falsi cristiani, donnacce, frequentatori di bordelli. La propaganda li trasforma in traditori da sbeffeggiare e poi da perseguitare nei 600 giorni dell'occupazione nazista di Bolzano: dal settembre '43 alla liberazione.
L'adolescenza è un passaggio che può essere crudele. Franz, solo nel suo banco di scuola. Spariscono le piccole maestre arrivate dal Sud. Al primo appello, Durnholz, nuovo insegnante arrivato dalla Germania, vuole sapere da quale famiglia vengono gli scolari. Chiama Franz e i compagni sghignazzano è un walscher. "Il maestro mi fissa e poi sillaba: torna a casa". Insegno solo ai ragazzi tedeschi". Franz se ne va con la testa che gira. "Triste, molto triste". Arrivano bande bavaresi che sfilano nell'allegria di un carnevale dal quale vengono esclusi quelli che non hanno votato per andare via. Nelle osterie la sedia dove è seduto un walscher viene pulita prima di offrirla ad altri avventori.
Nella primavera del '44 il ragazzo passa la visita di leva assieme ad altri dobleiber. Terrorizzato.
Girano notizie sulle atrocità dei campi tedeschi. Gli amici lo consigliano: nasconditi in montagna. Ma di un walscher non si fidano e un informatore si offe di accompagnarlo a Bolzano per spiegare al giovanotto cresciuto nelle malghe “come si prende il treno per Silandro” paese dove 3.315 abitanti (su 3.333) sono emigrati in Germania. Franz capisce che da lì non può scappare. Nella valigia ripiega lo zaino con qualcosa da mangiare. Appena solo, se ne libera, lascia il treno attorno a Bressanone: a piedi torna nei suoi boschi. La scommessa è tirare avanti con una pentola e una ciotola e ogni tanto cambiare le baracche dei fienili seminati nei campi. La notte bussa a porte sicure. “Immaginavo di arrivare così sino alla fine della guerra” ma un giorno lo raggiunge il padre disperato; un’ordinanza del gauleiter Hofer condanna a morte i disertori. Familiari da rinchiudere nei campi di lavoro. Povero vecchio che ha combattuto cinque anni nella Prima guerra Mondiale; "Piangendo mi prega di costituirmi". E Franz si presenta  alla caserma a Silandro. Prima notte in prigione, come compagno un condannato a morte, per aver disertato. Sul banco del tribunale, dieci SS. "Non esco vivo" si tormenta Franz. Ascolta la sentenza con gli occhi chiusi: "solo" dieci anni di lavori forzati perché minorenne e perché in fondo ha ritrovato la ragione........
Non un pezzo di carta né la matita per raccontare la felicità del primo incontro con gli americani, nello spogliatoio delle SS di Dachau. Domenica 29 aprile 1945Franz Thaler compie vent'anni steso sul pagliericcio che non riesce ad abbandonare. Sfini dalla fame, scheletro di trenta chili. Camminare è lo strazio dei piedi piagati. Piange immaginando il dolore di padre, madre, fratelli quando sapranno della sua fine.....
Due compagni lo aiutano ad alzarsi. Gli spari della notte fanno capire che la liberazione è vicina. Kapò spariti e Franz si rianima nel sole della primavera. "Sembravo un bambino piccolo che cammina malsicuro sulle gambe". Eppure all'improvviso si slega dal passato. "Nessuno può capire cosa significasse per noi la parola libertà senza aver vissuto i mesi della nostra speranza......



venerdì 24 aprile 2015

L'angioletto, Georges Simenon


 

Tratto da "Lo straniero":
Da Fedor Karmazov a Kurz a Javert, la letteratura ha tradizionalmente un bisogno quasi programmatico, per raccontare il mondo, di personaggi che ne incarnino il male o ne siano proprio malgrado posseduti. Difficile e pericolosa dunque l’impresa a cui Georges Simenon si dedica nell’autunno del 1964, quando decide di comporre un romanzo costruito intorno a un personaggio assolutamente positivo, un buono malgrado tutto, immacolato e toccato dalla grazia. Ne viene fuori Petit Saint, tradotto per la prima volta in italiano nel 1965 per i libri della Medusa come Piccolo santo, che adesso torna in libreria da Adelphi con il titolo meno letterale ma più pregnante de L’angioletto. E' la biografia immaginaria del pittore Louis Cuchas.
Questo romanzo è completamente differente da i racconti che hanno reso famoso al pubblico Simenon con le avventure poliziesche del commissario Maigret.
Il protagonista del racconto è Lois che ha altri fratelli Vladimir che era bruno con capelli spessi ma morbidi, i gemelli avevano i capelli rossi, tagliati a spazzola, Alice era bionda di aspetto fragile lui era basso con i capelli ancora più sottili di Alice, e poi c'era Emilie la più piccolina che stava imparando a camminare. Louis sin dall'inizio sembra una ragazzino strano forse autistico, vive in un suo mondo passa il tempo ad osservare gli alberi, si estranea, pare non ascoltare quello che gli si dice. A scuola i suoi compagni lo deridono e si impossessano delle sue cose con prepotenza, ma lui non si arrabbia, non si lamenta con il maestro anzi ha sempre un dolce sorriso sul volto tanto che gli diedero l'appellativo di "Angioletto".
Il rapporto che ha con i suoi familiari è sempre distaccato, non si confida con i fratelli, quando un po' alla volta questi se ne andranno di casa lui rimarrà con la madre. "Fu questo che lo avvicinò alla madre, che lo spinse ad accompagnarla più spesso alle Halles, a passare un momento dalla carretta uscendo dalla scuola? Negli anni che seguirono si instaurò fra loro un legame che prima non esisteva".
 Un pomeriggio  aveva ventidue franche, tutti i risparmi  di due mesi e si avvicinò al negozio che aveva individuato già da tempo  in rue de Richelieu; si era spesso soffermato davanti alla merce esposta guardando quelli che lui chiamava semplicemente colori - non aveva idea, infatti, delle diverse tecniche  e tutto lo affascinava
alla volta matura in lui la passione per la pittura, inizia col comprarsi una scatola di colori