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lunedì 17 novembre 2014

vacanze a sorpresa 10

Ci alzammo per andare a cenare in un localino lì vicino e mentre ci spostavamo a piedi Mark si avvicinò a me e mise la sua mano attorno ai miei fianchi, ma io mi divincolai egli dissi: “Stai buono, non mi piace quando allunghi le mani. Comportati bene.” Lui mi guardò e disse: “Mi pareva di capire che i miei baci non ti dessero fastidio.” Io allora risposi: “Come ti ho detto volevo dare una lezione a Catherine perché non mi piaceva essere presa per cretina!” Lui mi guardò con una espressione strana e disse: “Quindi i tuoi baci languidi sono solo per dare una lezione a Catherine. Non ci credo.”
Lo guardai e risposi: “Libero di pensare quello che vuoi.” Lui non replico e mi guardò attentamente negli occhi, mi sforzai di non abbassare lo sguardo e poi mettendosi le mani in tasca continuò a camminare accanto a me senza aggiungere altro. Cenammo ma notai che Mark non era più sorridente come prima e la colpa era mia, ma non volevo illuderlo io avevo altre priorità e innamorami di Mark non era proprio la cosa che volevo anche se iniziava a piacermi troppo. Tornammo a casa io con Mark e i genitori con la macchina che avevamo io e Sophia. Durante il tragitto Mark non parlò, ma io non sopportavo il silenzio che c’era tra noi e gli chiesi se la mattinata con il padre era andata bene. Lui rispose a monosillabi e poi visto che  non aveva molta voglia di dialogare mi zitti pure io. Non volevo che finisse così la serata mi dispiaceva ma non potevo fare altro, dovevo mantenerlo il più lontano possibile da me.
Arrivammo a casa scendemmo dalla macchina lui mi augurò la buona notte io pure e molto triste andai a letto. La notte feci fatica ad addormentarmi e feci dei sogni strani. Sognai che Mark guidava la macchina e io ero al suo fianco poi ad un certo punto la macchina uscii di strada ma io non ero più in macchina con lui c’era Catherine mi guadavano e ridevano di me. Mi sveglia di soprassalto, mi accorsi che era un sogno ma una tristezza mi invase e mi accorsi di avere gli occhi bagnati.
Mi alzai tardi, ma non avevo voglia di vedere nessuno. Quando scesi c’erano solo i genitori di Mark li salutai e loro mi guardarono e mi chiesero: “Hai la faccia tirata,  stai  bene?” Io un po’ imbarazzata confessai: “Non ho dormito bene ma un caffè mi farà bene.” Così andai in cucina da Maria a prendere del caffe appena fatto. Maria mi salutò e mi disse che Mark era già andato fuori, molto presto a dire il vero.
Tornai in sala e i genitori mi diedero un biglietto da parte di Mark, lo aprii e lessi: “Sono in spiaggia ti aspetto lì, prendi la Mercedes.” Non sapevo come interpretare il biglietto non c’era nulla di strano.
I genitori mi chiesero con apprensione: “Va tutto bene?” Io sorridendo risposi per tranquillizzarli: “Si tutto bene.”  Feci colazione e poi ormai a metà mattinata presi la Mercedes e mi diressi alla spiaggia.
Quando arrivai mi guardai attorno per vedere dove fossero tutti. Mi avvicinai a Carol,  la salutai e le chiesi se per caso avesse visto Mark, lei mi indicò con la testa il bar poi aggiunse: “E’ andato al bar con Tom.” “Vieni che andiamo a prendere qualcosa?” chiesi a Carol. Lei mi guardò ma poi mi disse che non aveva molta voglia. Mi allontanai in direzione del bar, quando arrivai c’era Tom che parlava con il barista e in un angolo Mark che parlava con  Catherine. Lui era di spalle e lei fu la prima ad accorgersi di me e con fare sfacciato mise una mano sul braccio di Mark perché sapeva che la stavo guardando. Io con non curanza arrivai alle spalle di Mark e gli misi le mani sugli occhi tappandoglieli e mi avvicinai con il corpo alle sue spalle. Lui inizio ad accarezzare le mani e disse: “Vediamo se riesco ad indovinare chi sei?” Mentre lo diceva mise le mani dietro e accarezzò la mia schiena, poi con una mano mi fece spostare davanti a lui, mentre tenevo le mani sui suoi occhi e inizio ad accarezzare le spalle poi giù lentamente sino ai i fianchi, poi mi circondò con le gambe in modo da impedirmi di allontanarmi e mi avvicinò a se stringendomi tra le sue braccia dicendomi: “Questa volta non scappi.” Dietro le mie spalle sentii la voce di Catherine che diceva. “Ma quanto siete sfacciati voi due” e si allontanò. Io tolsi le mani dai suoi occhi e lo guardai. Non mi diede il tempo di parlare che le sue labbra erano già sulle mie prima lievi e poi sempre più esigenti.
Quando ci sciogliemmo dall’abbraccio mi disse: “Andiamo via di qui.” Mi prese per mano e salutammo Tom, ci avvicinammo  a Carol e salutammo anche lei poi salimmo in macchina e andammo al porto, parcheggiammo e mi portò dove aveva la barca a vela del padre e salpammo.
Ci allontanammo dalla costa e ci dirigemmo verso il largo. Mentre faceva le manovre per uscire dal porto era molto concentrato e non mi rivolse la parola; quando fummo in mare aperto mi chiamò vicino a lui, mise un braccio attorno ai miei fianchi, mi avvicinò a se e mi diede un bacio, poi un altro poi mi abbraccio e mi catturò la bocca per darmi un bacio che mi tolse il respiro. Cercai di allontanarmi, ma non me lo permise allora mi sistemai in modo da dargli la schiena e gli chiesi: “Dove stiamo andando?” Lui mi abbracciò cingendomi la vita e mi sussurrò ad un orecchio: “E’ una sorpresa.” Liberando una mano la mise sul manubrio della barca e la guidò verso il largo ma rimanendo vicino alla costa. La giornata era stupenda e c’era una brezza piacevole. Mi accorsi che ci stavamo spostando e ad un certo punto mi indicò la riva e disse: “Vedi là in fondo riconosci la casa e la spiaggetta?” Guardai attentamente e vidi la casa di Mark in lontananza e riconobbi la spiaggetta dove ero stata tante volte a prendere il sole. Quando fummo di fronte Mark spense il motore e butto l’ancora e capii che ci saremmo fermati lì.
Mi prese per le braccia e mi girò ponendosi di fronte a me e poi mi baciò ancora con più passione di prima. Io ricambia il bacio non potevo farne a meno, non riuscivo a staccarmi da lui. Inizio ad accarezzarmi, ma io mi staccai da lui e gli dissi: “Dobbiamo parlare.” Lui non mi diede ascolto e catturò nuovamente la mia bocca dandomi una altro bacio. Io con molta fatica lo allontanai e alzando un po’ la voce ripetei: “Mark dobbiamo parlare.”
Lui si stacco e stizzito mi risposte: “Ma perché proprio ora! Non possiamo farlo dopo? Ho altre cose in mente in questo momento.” Mi afferrò nuovamente stringendomi a se, ma io puntai le mani sul suo petto e con forza lo allontanai spostandomi su un lato della barca mettendo una certa distanza tra me e lui.
Lui mi guardò scocciato e si spostò dall’altro lato esattamente di fronte a me. Rimanemmo in silenzio per un po’ guardandoci negli occhi poi io apri la bocca per parlare ma lui mi zittì dicendo: “Non ho nessuna intenzione di ascoltarti se stai così lontana da me.”
Io allora mossi qualche passo riducendo della metà la nostra distanza. Lui mi guardò ancora e disse: “Forse non mi sono spiegato non ti ascolterò se sei così lontana.” Mi avvicinai mettendomi davanti a lui e appena fui a tiro mi catturò entrambe le mani e disse: “Sei ancora troppo lontana.”
Io lo guardai e risposi: “Mark dobbiamo parlare,  e di tante cose.” Lui scocciato rispose: “Odio questa tua razionalità, ma tu non ti lascia mai andare?” Lo guardai e gli risposi: “L’ho appena fatto. Sto baciando un uomo che detestavo sino a pochi giorni fa, con il quale avevo fatto un accordo: io avrei finto di essere la sua fidanzata e lui mi avrebbe offerto una vacanza al mare a casa dei suoi.”
Lui allora mi attirò a se e mi disse: “Vieni allora godiamoci la nostra vacanza” baciandomi ancora. Io non mi allontanai ma ricambia il suo bacio, ma quando staccò le sue labbra dalle mie lo allontanai e mantenendo una certa distanza continua: “Mark io domani torno a casa.” Lui non mi fece continuare e rispose: “Possiamo rimanere ancora due settimane.”
Io continuai: “Io la prossima settimana devo laurearmi e tra quindici giorni partirò per Londra dove mi fermerò per qualche mese.” Mi guardò e sul suo viso vidi passare prima la tristezza poi la passione e poi la ribellione. Un attimo dopo  mi sentii sollevata dalla forte stretta delle sue braccia. I piedi mi si staccarono da terra; la testa mi si reclino indietro; Mark  mi copri il viso di baci con un ardore silenzioso e travolgente, come se sentisse l’urgenza di arrivare nel più profondo della mia anima. Mi baciò le guance arrossate,  la fronte corrugata, le palpebre chiuse, le labbra assetate; e i colpi ritmici e i sospiri dello sciabordio dell’acqua contro la chiglia della barca assecondavano la forza delle braccia che mi stringevano, il potere irresistibile delle sue carezze.
Barcollai indietro, stremata, come se fossi stata portata lì in secca dopo una tempesta e un naufragio. Aprii gli occhi dopo un momento e sentii la sua voce che mi diceva: “Non voglio che tu vada via.”
Io molto lentamente gli risposi: “Devo farlo. E’ molto importante per me.”
Lui mi guardò e mi chiese: “E io?” Io lo guardai perdendomi nella profondità del suo sguardo e accarezzando il suo viso gli risposi: “Non ti conosco abbastanza, siamo così diversi, abbiamo progetti diversi, non so dirti se funzionerà. Potrebbe essere una cotta estiva che si esaurisce già domani.”
Lui mi guardò un po’ irritato e rispose: ”Non riesci a non essere razionale vero? Ragioni con la testa non con il cuore. Potrebbe anche funzionare.” Io dispiaciuta nel sentirgli dire quelle parole gli risposi: “Cosa dovrei fare? Ho paura.” Lui replicò: “Paura di provare dei sentimenti? Di metterti alla prova? Di soffrire?”
Io lo guardai e risposi: “Si. Ho fatto tanti sacrifici per potermi mantenere negli studi, ho lavorato per poter essere autonoma e non dipendere dai miei. Non posso buttar via tutto questo. Non ho una famiglia alle spalle che soddisfa ogni mio capriccio. Ecco perché dico che siamo diversi.”
Lui mi guardò e rispose: “Non ti sto chiedendo di buttar via tutto questo, ti chiedo di darmi una possibilità. Anche io non so dirti se funzionerà tra noi due , ma voglio provare.”
Non opposi resistenza quando mi prese per i fianchi e mi avvicinò a lui, non avevo voglia di allontanarmi volevo fidarmi di lui, chissà poteva essere l’uomo della mia vita. Una sola cosa sapevo in quel momento non volevo rinunciare a lui.
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sabato 15 novembre 2014

vacanze a sorpresa 9


Tornai a casa tardino e quando entri in salone trovai la mamma di Mark e poco dopo con mia gioia vidi arrivare Mark e sue padre. Entrarono con i mano dei sacchetti, dopo averli poggiati Mark mi guardò e mi chiese con tono ironico: “Hai sentito la mia mancanza? Io lo guardai e con aria di sfida e risposi: “Neanche un pò”.

Allora tutti risero e il padre di Mark replicò: “Beata la sincerità! Penso che hai trovato la donna giusta che ti metterà in riga.” Mark mi guardò e replicò sornione: “Bugiarda” Io lo fissai intensamente negli occhi e replicai: “Non dico le bugie, ma solo delle false verità” Lui replicò: “Brava così va meglio”.

Poco dopo la mamma di Mark si rivolse a me chiedendomi: “Ti farebbe piacere venire con me  devo comprare delle cose e mi piacerebbe avere un tuo parere. Io senza pensarci un attimo le risposi di si che mi avrebbe certamente fatto piacere. Poco dopo la mamma aggiunse: “Va bene allora per le quattro.” Un istante dopo girandosi verso Mark aggiunse: “Mark mi ha chiamato Catherine e voleva sapere se poteva fare un salto nel pomeriggio che voleva parlarti,  io le ho detto di si.” Mentre lo diceva mi guardava e poi guardò Mark.

Lui non fece vedere le sue emozioni, una maschera era calata sul suo viso. Io ero sconvolta ero stata con l’inganno allontanata da casa per dare modo a loro due di parlare tranquillamente: la sensazione che avevo avuto dall’inizio che la madre di Mark fosse favorevole alle nozze e che vedesse in me un ostacolo che impediva la riconciliazione tra i due era confermata dalla trappola che mi aveva teso nel pomeriggio. Io non diedi a vedere che ero ferita e umiliata salutai e mi ritirai in camera per dare libero sfogo alla mia rabbia. Quando fui tra le mura della mia camera mi resi conto che era giusto così, in fin dei conti ero un’estranea e poi che mi importava tra meno di una settimana sarei stata a Londra lontano da tutto questo e da Mark e avrei ripreso la mia vita.

Mi dispiaceva ammetterlo ma ero infastidita per come ero stata ingannata; la madre di Mark si era prima accertata che io fossi disponibile ad uscire con lei, dopo aver ricevuto il mio consenso oramai non potevo rimangiarmi la parola e quindi impedire l’appuntamento tra Mark e Catherine.

Verso le quattro indossai un tubino rosa e sopra una maglia bianca con una scollatura a V sia davanti che dietro, mi guardai allo specchio e nell’insieme il risultato mi convinceva abbastanza, non volevo farmi vedere di cattivo umore, così scesi cercando di essere sorridente. Quando arrivai in salone c’era già la mamma di Mark che mi aspettava e lì accanto a lei c’era Catherine di fronte era seduto Mark. Salutai guardando Catherine negli occhi e poi guardai Mark che ricambiò il mio sguardo.

 La madre di Mark alzandosi dalla poltrona disse: “Vogliamo andare mia cara?” Io cercando di essere il più disinvolta possibile senza distogliere il mio sguardo da lui risposi sorridendo di si. Mentre mi spostavo per raggiungere l’uscita passai vicino alla poltrona di Mark a arrivata vicino a lui mi inchinai mettendo una mano sul suo ginocchio e mentre mi chinavo a sfiorargli le labbra feci scorrere le mie dita sulla sua coscia con una carezza. Al tocco della mia mano Mark reagì allungando una mano dietro alla mia nuca per avvicinarmi a lui e ricambiò con un bacio molto più esigente. Io mi lascia andare a quel bacio senza riserve e mi parve fosse passato un secolo quando sentii la voce di Catherine che acidamente diceva: “Potreste dedicarvi alle vostre effusioni in luoghi più consoni.”

Mi staccai a malincuore da Mark dopo aver fissato i suoi occhi che si erano fatti stranamente dolci e uscii senza degnarla di una risposta e di uno sguardo, ancora scioccata delle sensazioni incredibili che quel bacio mi aveva lasciato.

Montai in macchina e la madre di Mark uscì dal viale e ci dirigemmo verso il paese. Restammo in silenzio per un po’, io ero ancora frastornata, sentivo sulle mie ancora le labbra calde di  Mark ed era una sensazione piacevolissima. Mi stava piacendo sempre di più maledizione, mi stavo facendo del male con  le mie stesse mani. Per lui ero un diversivo, nulla più però quando mi baciava sentivo che gli piaceva.

Ad un certo punto sentii la voce della mamma di Mark che mi diceva, allontanandomi dai mie pensieri: “Ti devo delle scuse per averti portato fuori con me questo pomeriggio.” Io la guardai stupita e lei continuò: “Vorrei che Catherine e Mark si chiarissero una volta per tutte, lei oggi mi ha chiamato dicendomi che non aveva ancora avuto occasione di parlare con Mark e mi ha chiesto se potevo aiutarla. Io so che lei si è comportata male nei confronti di Mark, ma non ho saputo dirle di no.”

Io la guardai e replicai: “Signora è giusto che ci sia questo chiarimento, io e Mark non ci conosciamo da molto tempo, non abbiamo parlato di matrimonio, non abbiamo fatto progetti, quando finirà questa vacanza io partirò per Londra per qualche mese. Per me è più importante la mia professione voglio lavorare, specializzarmi e non ho pianificato di farmi una famiglia. Posso essere la persona sbagliata per suo figlio, come anche no. Questo non lo so dire ora.”

 Lei mi guardò e mi rispose: “Mi piaci perché sei sincera. Sai quello che vuoi e ti garantisco che non ho nessuna intenzione di interferire in altri modi fra di voi.”

Detto questo rimanemmo ancora un po’ in silenzio, nel frattempo arrivammo al negozio dove aveva appuntamento, facemmo una visita dall’antiquario mi chiese consigli mi fece vedere delle cose molto interessanti, voleva regalarmi una collana di turche molto bella, era come se volesse sdebitarsi a tutti i costi e dopo molto insistenze mi feci convincere ad accettare il dono.

Finito i nostri giri mi propose di andare a bere un aperitivo in un baretto lì accanto io la seguii. Ci sedemmo in un tavolino accanto a un cespuglio di gelsomini e poco dopo arrivò un cameriere e facemmo le ordinazioni, ad un certo punto squillò il suo cellulare, lei rispose: “Pronto, ciao” “Siamo al bar da Nicodemo, Si va bene a dopo” Dopo aver messo il cellulare sul tavolino mi guardò e disse: “Stanno venendo qui.”

Io la guardai e il cuore mi balzò in gola. Ci mancava solo questo adesso venivano qui a darci la buona novella, che meraviglia non vedevo l’ora. Cosa mi aspettavo che lui cambiasse idea, l’avevo pur visto come la baciava, non si era mai tirato indietro, non l’aveva mai allontanata, voleva solo farla ingelosire, cercava solo una ragazza che si prestasse al suo giochetto solo per farla nuovamente decidere a sposarlo. Ma che stupida e pensare che avevo visto nel suo sguardo un luce di complicità, mi sembrava che il bacio scambiato poco prima fosse importante anche per lui in realtà si stava solo divertendo alle mie spalle.

Dopo un tempo che mi parve interminabile li vidi arrivare, ma Mark non era con Catherine, ma con suo padre, erano tutti e due sorridenti e quando si avvicinarono al nostro tavolo Tom il padre di Mark disse galantemente: “Aspettate qualcuno o possiamo unirci a voi belle signore?” Io non riuscivo a crederci e mentre guardavo Mark lui si chinò su di me e mi sfiorò la bocca con un bacio e mi disse: “Felice di vedermi?” Io non risposi ma con la mano avvicinai il suo viso al mio e gli chiesi un altro bacio.

Si sedettero e fecero le ordinazioni e Mark non mi staccava gli occhi di dosso. Io un po’ in imbarazzo feci vedere la collana che Sophia mi aveva regalato e poi parlammo anche degli acquisti fatti come se nulla fosse e inizia a rilassarmi.

 
 
 

giovedì 13 novembre 2014

vacanze a sorpresa 8

 La mattina avevamo deciso io e  Carol di andare a fare compere. Mark mi disse di prendere la macchina, ma io no volevo, non me la sentivo di guidare la Mercedes, ma lui insistette tanto che fui costretta. Era piacevole stare con Carol girammo in lungo e in largo verso mezzogiorno eravamo esauste così andammo in spiaggia per fare un bagno.
C’erano tutti e sdraiata vicino a Mark c’era naturalmente Catherine. Carol mi guardò con sguardo dispiaciuto, ma io le dissi di non preoccuparsi che era arrivato il momento di dare una lezione a quella sfrontata. Il cuore incominciò a battermi all’impazzata, ma mi spogliai e senza attirare la loro attenzione andai a fare il bagno. Feci una nuotata veloce e intanto la mia mente lavorava alacremente e pensavo a come vendicarmi sino a che mi venne un’idea un po’ audace, ma volevo provare. Uscii dall’acqua il cuore andava a mille cercai di tranquillizzarmi facendo un bel respiro poi lentamente mi avvicinai a loro due. Non si erano accorti di nulla era tutti e due supini. Mi misi vicino ai piedi di Mark che erano leggermente divaricati e posi un ginocchio in mezzo alle gambe di Mark e con le mani appoggiate  sull’asciugamano lentamente mi sdraia sopra di lui. Appenai Mark sentii il fresco del mio corpo, appena uscito dall’acqua, sopra al suo spalanco la bocca ed emise un sospiro di sorpresa allargando le braccia. Quando si rese conto che il peso sopra il suo corpo era il mio mi abbracciò circondando con una mano i miei fianchi e con l’altra accostò la mia testa alla sua e mi baciò. All’inizio fu un bacio lieve poi quando si accorse che io non mi allontano divenne più  esigente.
Catherine quando si accorse cosa stava succedendo si alzo dicendo: “Voi due potete fare le vostre smancerie in luoghi più appartati” e si allontano scocciata portandosi via il suo asciugamano.
Quando realizzai che era andata via puntai le mie mani sul petto di Mark e con forza mi staccai da lui rotolando di fianco. Lui rimase un po’ sorpreso, ma girandosi di fianco mi guardò con aria sorniona e mi disse: “Mi sei mancata.” Io senza voltarmi a guardarlo gli risposi: “Certo come no e siccome eri troppo solo hai chiesto a Catherine di farti compagnia.” Lui sorridendo rispose: “Ti stai comportando proprio come una vera fidanzata.” Io spazientita allora risposi: “Ti sbagli mi sono stufata di fare la figura della cretina e penso che sia arrivato il momento di mettere in riga la tua amichetta.” Lui sorridendo in modo malizioso replico: “Quindi tutta questa messa in scena è in onore di Catherine; ed io che mi stavo illudendo che stavo iniziando a piacerti.”
 Risposi secca: “Quanto sei presuntuoso. Ma credi che tutte debbano cadere ai tuoi piedi?” Lui continuo. “Cosa c’è in me che non ti piace?”
Io secca replicai: “Tutto. Se vuoi scusarmi ho fame e vado a casa.” Feci per alzarmi e lui mi fermo per una mano, aspettami sono a piedi devi darmi un passaggio hai tu la mia macchina. Continuando con lo stesso tono secco gli dissi: “Spicciati che ho fame.”
Salutammo tutti e ci dirigemmo verso il parcheggio dove avevo lasciato la macchina e cercai le chiave per dargliele ma lui disse: “Guida tu.” Con riluttanza mi misi al volante e guidai verso casa con Mark che guardava dalla mia parte in maniera insistente, alla fine spazientita gli chiesi: “Che cosa hai da guardare?” Lui sorridendo mi rispose: “Mi sorprendi continuamente!”
Sapevo a cosa si riferiva: al bacio di prima. A dire il vero avevo sorpreso anche me stessa, ma ora ero convinta che fosse stata la cosa giusta, lui non aveva protestato anzi aveva accolto con piacere le mie avances e Catherine avrebbe iniziato a capire che era il caso di girare alla larga.
Ora però dovevo stare attenta a Mark,  non volevo nessun coinvolgimento con lui e dovevamo mantenere le distanze. Questo fu l’atteggiamento che adottai nelle ore successive. Vedevo che tentava di allungare la mano per stringere la mia, o cercava di mettermi un braccio attorno alla vita ma ogni volta mi allontanavo da lui sino a che iniziò a capire che nulla era cambiato da prima.
La sera andammo a cena con i suoi in un locale molto carino e per l’occasione indossai il vestito da sera che mi aveva prestato Susan. Era nero molto semplice una specie di sottoveste che però mi stava molto bene e lo capii dallo sguardo di Mark quando scesi nel salone. Devo essere sincera il suo sguardo mi fece piacere e durante tutta la serata notai che più volte il suo sguardo si posava su di me.
Quando tornammo a casa i genitori poco dopo ci salutarono per ritirarsi nella loro camera con il pretesto che erano stanchi e per lasciarci da soli;  Mark cercò di trattenermi con lui prendendomi una mano e portandomi in veranda. Io lasciai la sua mano e gli dissi che ero stanca e volevo andare a letto, ma lui mi guardò appoggiandosi mollemente al pilastro della veranda e mi disse: “Ho l’impressione che tu mi stia evitando!” Io lo guardai e gli risposi: “Sono stanca e voglio andare a dormire.”
Lui continuò: “Hai paura che ti baci?” Lo guardai e in quel momento arrossi, ma per fortuna ero in ombra e lui non se ne accorse, ma si accorse dal tono della mia voce che non dicevo la verità: “Non dire sciocchezze.” Lui allora si allontanò dal pilastro e guardandomi con aria poco convinta rispose: “Bugiarda.”
Io per paura che si avvicinasse e confutasse personalmente la sua teoria feci due passi verso la porta dicendo: “Buona notte Mark vado a letto.” Lui sorridendo replicò: “Non mi sfuggirai così facilmente.” Ma io per fortuna ero già lontana da lui vicino alle scale e quando arrivai vicino al primo gradino salii le scale velocemente per arrivare al sicuro nella mia stanza. Chiusi la porta e feci un respiro di sollievo.
Cosa mi era venuto in mente di baciarlo sulla spiaggia, potevo semplicemente dire a Catherine di spostarsi dall’asciugamano, ma volevo dimostrare a lei che io ero più importante che lo avevo affascinato che ero desiderabile. Il bacio che Mark mi aveva corrisposto mi aveva coinvolto, è vero che è da tanto tempo che non avevo un ragazzo, ma la sensazione che mi aveva trasmesso era molto piacevole e se poco fa fossi  rimasta un attimo di più sola con lui  ero tentata di farmi baciare ancora. Aveva ragione lui  lo stavo evitando per paura di essere ancora baciata.
Mi allontanai dalla porta e lentamente mi spogliai, e mi ricordai degli sguardi che mi aveva lanciato durante la cena e il solo pensiero mi provocò un certo languore. Mi misi a letto e continua a fantasticare sino a che il sonno non arrivò.
La mattina seguente mi sveglia di ottimo umore e non vedevo l’ora di rivedere Mark, il suo sguardo ironico, sentire la sua voce averlo vicino a me. Quando scesi per la colazione trovai solo la mamma di Mark che mi salutò con un sorriso e mi avvertì che Mark e suo padre erano fuori per commissioni e sarebbero tornati nel tardo pomeriggio. Io allora dopo colazione decisi di andare alla spiaggetta e dopo aver preparato la borsa con le mie cose mi incamminai. Trascorsi il mio tempo a leggere fare bagni e rosolarmi al sole, ma mi stavo annoiando, mi sentivo sola. Era una sensazione strana io che amavo la solitudine, sarei potuta andare a raggiungere gli antri, ma avevo voglia solo di una compagnia, solo di vedere i suoi occhi, solo di sentirlo vicino a me, solo ed esclusivamente di lui.

mercoledì 12 novembre 2014

Vacanze a sorpresa 7


Salimmo in macchina e durante il tragitto verso casa non parlai e lui dopo avermi guardato mi chiese: “Sei così silenziosa! Sei molto stanca?” Io per tagliare corto risposi di si, ma mi sarebbe piaciuto chiedergli come mi sarei dovuta comportarmi nei prossimi giorni, poteva essere più chiaro e dirmi che voleva una finta fidanzata per far ingelosire Catherine, non mi spiegavo in altro modo il suo atteggiamento.
Quando arrivammo a casa, per non prolungare la vicinanza con lui e per evitare di porgli queste domande che mi tormentavano lo salutai velocemente e andai in camera mia. Chiusi la porta e tirai un respiro di sollievo. Anche questa serata si era conclusa ma era stata difficile. Domani avrei parlato chiaramente con Mark.
L’indomani trascorremmo la mattina a fare un giro al mercato e fare compere. Il marcato era molto caratteristico c’erano un’infinità di spezie, stoffe, artigianato, avrei comprato tutto ma mi trattenni, presi solo un vestito con una bella stoffa fantasia mentre la mamma di Mark comprò una bella borsa e Mark voleva comprarne una anche a me ma rifiutai categoricamente. Nel pomeriggio andammo in spiaggia io avrei fatto a meno ma non potevo spiegare il motivo a Mark. Naturalmente poco dopo aver disteso l’asciugamano sulla sabbia arrivò Catherine che passando accanto a noi ci salutò. Non ci diede fastidio più di tanto, ma appena Mark si alzò per fare il bagno vidi che anche lei si alzava per dirigersi verso l’acqua. Io oramai conoscevo tutte le sue mosse e non sapevo cosa fare o non  fare. Se fossi stata la vera ragazza di Mark avrei trovato il modo efficace per farla smettere quella sfacciata.
Quando ci preparammo per lasciare la spiaggia Catherine si avvicinò a Mark e guardando solo lui disse: “Ci vediamo in pizzeria alle otto ci siamo tu io e altre tre coppie.” Io mi accorsi che non era stato fatto il mio nome e continuando a piegare  il mio asciugamano mi allontanai per prendere la mia borse per lasciare che Mark prendesse accordi con Catherine. Infilai i miei infradito e lentamente mi incamminai verso casa.
Ero sopra pensiero quando sentii una vespa alle mie spalle e una voce dura che mi chiedeva: “Dove stai andando?” Mi girai irritata dal tono di Mark e altrettanto alterata risposi: “A casa.”
Lui con lo stesso tono mi rispose: “Potevi almeno avvertirmi che andavi via, ti ho cercata in lungo e in largo” Io sfacciatamente gli risposi: “Cosa pensavi mi fossi buttata in mare?” Lui mi guardo e spazientito mi chiese: “Mi vuoi dire perché sei andata via in questo modo?
Io allora non riuscendo più a trattenermi risposi: “Non sono stata invitata in pizzeria e stavo tornando a casa a piedi visto con non ho impegni” Lui ancora irato rispose: “Tu sei con me e vieni con me” Io non riuscii a stare zitta e replicai: “No mio caro mi sono stufata di reggere il moccolo, potevi essere più onesto con me e dirmi che cercavi una fidanzata solo per far ingelosire Catherine”
Lui sempre più arrabbiato rispose: “Io non sto facendo ingelosire nessuno, se tu vedi cose che non esistono non è colpa mia.” Non riuscivo a trattenere la rabbia e continuai: “A io vedo cose che non esistono? Allora mi sono immaginata i baci che vi siete scambiati?“ Lui mi rispose: “Io e Catherine ci conosciamo da tanto e un bacio possiamo anche scambiarcelo.”
Io al colmo della rabbia replicai: “Per me la puoi ricoprire di baci a tutte le ore del giorno non mi importa, ma si da il caso che ogni volta che mi allontano non fa altro che fiondarsi vicino a te con qualsiasi pretesto e questa cosa a te fa molto piacere.” Lui mi guardò e replicò: “Se ti fa piacere la prossima volta la allontano.”
La rabbia era incontenibile come faceva a non capire: “Io non voglio un bel nulla devi solo dire chiaramente se mi devo mettere da parte  così tu puoi flirtare liberamente con Catherine o se devo comportarmi come la tua fidanzata. Sono stufa di fare la cretina.”
Lui pacatamente rispose: “Non sto flirtando con Catherine e non sto cercando di farla ingelosire. Questo è tutto. Ora vuoi salire che ci aspettano in pizzeria.”  Io di malavoglia salii dietro la vespa e partimmo verso casa. Non avevo per niente voglia di andare in pizzeria, non avevo voglia di vedere Catherine, di stare con Mark e mi scoppiava la testa. Ma sarebbe stato sciocco darla vinta a Catrin, così feci una doccia infilai il vestito che avevo comprato al mercato che metteva in risalto la mia abbronzatura e scesi in salone dove c’era Mark che mi aspettava.
Lui mi diede una rapida occhiata, suo padre che era acconto a Mark molto galantemente rivolgendosi a Mark disse: “Ti conviene tenere bene gli occhi aperti, questa sera più di qualche uomo potrebbe portartela via.” Io guardai il padre di Mark e sorrisi dicendo: “Non si preoccupi non c’è pericolo sono troppo velenosa.” Mark senza parlare mi mise una mano su un fianco e mi condusse fuori verso la macchina. Io non dissi una parla non avevo voglia di fare conversazione ero ancora arrabbiata.
Mark poco dopo disse: “Hai intenzione di tenermi il muso tutta la serata?” Io a quelle parole risposi controllando il tono di voce che sarebbe stato molto tagliente: “Non ho intenzione di tenere il muso a nessuno ho solo molto mal di testa.” Lui allora con voce più dolce mi disse: “Mi dispiace!”
Non riuscivo a capire se era dispiaciuto perché si era comportato in modo brusco qualche ora fa o perché avevo mal di testa. Poco importava non glielo chiesi e continuammo a stare in silenzio.
Quando scesi dalla macchina lui mi raggiunse e mi prese per mano, io molto velocemente mi svincolai dalla sua stretta e dopo averlo guardato gli dissi: “Non è necessario che tu mi tieni la mano.” E lo precedetti dentro il locale. Quando entrammo nella sala che era stata prenotata per noi, quando Catherine ci vidi, rimase un po’ stupita di vedermi, ma come se niente fosse si avvicinò a Mark e lo salutò mettendogli una mano sotto il braccio e conducendolo a sedere vicino a lei. Io vidi  Steve il ragazzo minuto che era stato galante con me la prima volta che ci avevano presentato e in maniera molto simpatica disse: “Vieni a sederti vicino a me oramai sarai stufa di stare con Mark per questa sera fammi godere la tua compagnia. Non ti ha mai detto nessuno che sei bellissima?” Io lo guardai ridendo e risposi: “No nessuno come lo stai dicendo tu.” Mi prese sottobraccio e mi condusse all’altra estremità della tavolata.
Avevo voglia di non pensare a Catherine e a Mark e volevo divertirmi  così accettai le attenzioni di Steve come un diversivo. Mi versò da bere e incrociando i miei occhi mi ripeté: “Se ti stufi di Mark prendimi in considerazione.” Lo guardai e risposi: “Contaci.” Parlammo del più e del meno e dopo aver bevuto due calici di vino mi sentivo già meglio. Solo un paio di volte girando lo sguardo verso Mark mi accorsi che guardava dalla mia parte, ma non ci diedi peso.
Quando arrivammo al dessert Mark si alzo e si avvicinò a me e guardando Steve un po’ spazientito lo apostrofò: “Posso riprendermi la mia fidanzata?” Steve per nulla impressionato lo guardò e gli disse: “Mi sono già prenotato per  quando si stuferà di te.” Mark sempre con tono gelido rispose: “Corri un po’ troppo, ancora non è arrivato questo momento!” Steve sorridendo rispose: “Lascialo dire a lei.” Si guardarono per un po’ poi Mark mi chiese: “Vuoi che andiamo?” Io mi alzai senza rispondere e dopo aver salutato Steve che mi prese la mano e galantemente me la baciò, lasciammo il locale.
Quando fummo in macchina Mark mi guardo e in tono acido mi disse: “Mi pare che hai passato una bella serata con Steve? Lo guardai e replicai: “Certo è un ragazzo molto affascinante.” Avrei voluto aggiungere anche tu con Catrin ma lo pensai solamente. Lui continuo: “Stai attenta Steve è uno a cui piacciono le belle donne.” Io lo guardai e replicai: “So badare a me stessa! Ma ti ringrazio per l’avvertimento.”
Strano avevo come l’impressione che il fatto che io avessi trascorso la serata con Steve lo infastidisse, non riuscivi a spiegarmi il perchè. Ma certo gli dava fastidio non essere al centro dell’attenzione, ma che importava mancava ancora una settimana e poi mi sarei liberata di lui.

lunedì 10 novembre 2014

Coincidenze. Sui binari da Milano a Palermo, Tim Parks, Bompiani

 

Domenica sera viaggio in prima classe, perché in seconda non c'è mai posto. Effettivamente, al momento di salire non c'è posto neanche in prima, ma dopo Verona Portanuova, passerà il controllore e ci sarà il solito fuggi fuggi verso al seconda. Qui il problema non è di informazione ma di interpretazione. "I passeggeri sono pregati do controllare che la classe indicata sul documento di viaggio corrisponda alla classe dei sedili che occupano". Abbiamo sentito l'avvertimento già due volte nei primi venti minuti di viaggio. Ma quali sono le conseguenze se non corrisponde?
Oggi, sedendomi mentre altri scappano, mi offro di aiutare la ragazza di fronte a me a mettere sul portabagagli il suo borsone che rischia di ostacolare la gente in fuga. "Non ne vale la pena", dice. Non ha un biglietto di prima classe, perciò è probabile che dovrà spostarsi anche lei da un momento all'altro. "E' che non c'è un solo posto libero in tutto il treno", spiega.
Lo dice come se avesse controllato personalmente ogni singola carrozza.
"Dovrebbero mettere più interregionali", continua, ma non per giustificarsi; fa semplicemente notare che la richiesta c'è e andrebbe soddisfatta. "L'Intercity costa il doppio", spiega come se il mio accento straniero mi impedisse di saperlo.
"Non li mettono", faccio notare "perché se tutti andassero a Milano con nove euro le FS non ci guadagnerebbero un bel niente".
"Questo è vero", ha concesso lei tranquillamente.

"Sarà per questo che certi pagano qualcosa in più per la prima classe", osservò. "Per sedersi".

"Se possono permettersi la prima classe", ribatte lei. "non capisco perché non prendono il treno più veloce".
"Magari perché non si ferma nella loro stazione. Dove sono salito io non si ferma per esempio".
"Già deve essere così", concorda.
Adesso arriva il controllore ma lei non si alza per fuggire. Con estrema calma e naturalezza gli mostra il suo "documento di viaggio".
"Questo è un biglietto di seconda classe, signorina", osserva quello, "e lei è in prima".
La ragazza si guarda attorno vagamente sorpresa. "Ah, sì?".
Ma non sta cercando davvero di prenderlo in giro. Finge solo di cadere dalle nuvole, quel tanto da permettere al controllore di comportarsi come se lei non sene fosse accorta. Tutti e due recitano.
"Bene signorina, si deve spostare", dice lui. Si vede che gli piace chiamarla signorina. La ragazza accenna ad alzarsi e il controllore prosegue lungo la carrozza ormai piacevolmente libera. I pochi rimasti già porgono il regolare biglietto di prima classe con un sorriso affabile. la ragazza continua a trafficare con le sue borse, tirando fuori cose, rimettendole dentro e sistemando una cosa e l'altra finché di punto in bianco si risiede, sprofonda nel sedile in modo che i capelli biondi non spuntino da sopra il poggiatesta e chiude gli occhi.
"S'è n'è andato", le dico dopo un altro minuto. Lei apre un occhio, sorride, apre l'altro, ride, si passa una mano fra i bei capelli, poi fruga dentro la borsa e tira fuori un testo di economia. Deve studiare.
Chiedo: "Come farà quando torna?".
Lei si acciglia. "Ci metterà un bel po' ad arrivare in fondo al treno. E' affollatissimo".
"Avrà un assistente che risale dalla parte opposta".
"Vedremo", dice lei.
"In teoria potrebbe metterla giù dura".
"In teoria", concorda lei. "Ma non credo".
Mi rendo conto di avere a che fare con una persona molto più integrata i  questa società di quanto possa mai sperare di esserlo io.
"Perché?".
"Non fanno troppo sul serio con la prima classe, no?".
Inarco un sopracciglio.
"Quando viaggi su un autobus senza biglietto, che succede? Se sale un controllore, blocca le porte dell'autobus e tutti quelli senza biglietto si beccano una multa. Questo è fare sul serio. Volendo potrebbero benissimo far arrivare due controllori dai capi opposti della carrozza di prima classe e fare la multa a tutti quelli con il biglietto di seconda".
"Già". Non ci avevo pensato.
"Se andassi in prima classe su un Freccia Rossa. me la farebbero subito, la multa".
"Qui invece no".
"Non fanno sul serio".
"Ma perché?".
Lei si acciglia. Si vede che è una studentessa seria.
"Secondo  me preferirebbero che tutte queste persone che pagano per la prima classe passassero ai treni più veloci. I poveri da una parte sul Regionale, il benestante dall'altra sulla Freccia, ben divisi. E' quello il mondo che vogliono."
Poveri e ricchi. Non per nulla studia Economia.
Chiedo: "Allora perché offrire la prima classe?"
"Hanno le carrozze, no?" Ci sarà sempre qualcuno fesso abbastanza da pagare, anche se non riceve un servizio".
"Grazie."
"Prego", dice lei con una risata. 

sabato 8 novembre 2014

Vacanze a sorpresa 6


Stava facendosi tardi così mi incamminai verso la mia stanza dopo essermi messa a letto mi addormentai quasi subito e l’indomani mi sveglia alle otto.

Mi misi il costume e andai giù in salone dove trovai i genitori di Mark che sorseggiavano il caffè. Quando mi videro mi salutarono e si meravigliarono che io fossi così mattiniera. Presi una tazza di caffe e replicai: “Mi piace alzarmi presto e andare al mare nelle ore meno calde.” Per continuare la conversazione chiesi della loro gita in barca e così chiacchierammo piacevolmente sino a che non arrivò Mark che dopo aver salutato tutti si sedette al mio fianco a prese una tazza di caffè. Io  stavo mangiando l’ultimo boccone di una fetta di pane imburrata quando Mark si volto dalla mia parte e con tono suadente mi chiese: “Mi prepari una fetta di pane imburrato?” Lo guardai negli occhi e con tono altrettanto suadente risposi: ”Lo farei molto volentieri, ma devo fare una telefonata importante.” E chiedendo scusa uscii dalla stanza.

Non so cosa pensavano in quel momento i genitori ma dovevo veramente chiamare il prof. Quella mattina e se aspettavo ancora non lo avrei più trovato perché sarebbe stato a lezione. Ad ogni modo non volevo che pensassero che ero la brava ragazza a disposizione del loro bel figliolo.

Poco dopo scesi nuovamente giù con le mie cose e trovai Mark in veranda con il padre appena mi scorse Mark mi disse: “Sei pronta?” Io risposi di si. Lui si alzò e il padre ci augurò buona giornata e io seguii Mark che tenendomi per un braccio mi fece uscire dalla porta principale dove c’era parcheggiata una vespa turchese nuova di zecca. Montò per primo lui e allora io chiesi: “Dove andiamo?” lui mi guardò e mi rispose: “Al mare, ti presento i miei amici” Montai sulla vespa e non feci più domande.

Quando arrivammo alla spiaggia del paese parcheggiammo la vespa e ci avviammo verso un gruppetto di ragazzi e ragazze riuniti sotto due o tre ombrelloni. Mark fece le presentazioni e tutti molto simpaticamente mi accolsero molto calorosamente facendo battutine. Steve un biondino minuto disse: “Ecco perché facevi tanto il misterioso, carina com’è avevi paura che te La portassimo via il primo giorno. Tranquillo. Non il primo giorno ma nei prossimi è meglio che ti guardi alle spalle.” Tutti ridemmo e io penso di essere arrossita, non credevo di avere questa accoglienza calorosa. Mi sedetti vicina alle ragazze e parlammo del più e del meno, simpatizzai con Carol una bella moretta che mi fece i complimenti per i miei capelli. Verso mezzogiorno avevamo fatto già diversi bagni e la simpatia nei confronti dei ragazzi era veramente sincera.

Ero sdraiata vicino a Carol quando vidi una bionda che ancheggiando si dirigeva verso il gruppo. Alla prima occhiata non mi piacque neanche un po’ ma poi vidi che tutti la salutavano e capii che la conoscevano bene. Si diresse con fare sensuale verso Mark e dopo avergli messo le mani attorno al collo lo salutò con un bacio sulla bocca. Lui sembrò poco interessato al bacio ma certamente non si ritrasse. Si accorse che lo guardavo allora con voce rigida stacco le mani della bionda  e disse: “Catrin ti presento la mia ragazza Helen.” Lei si girò molto lentamente e mi fisso negli occhi con sguardo ostile e poi disse: “Piacere.” La guardai pure io e feci un cenno del capo senza staccarle gli occhi di dosso.

Lei come se niente fosse chiese a Mark: “Cosa fai per pranzo?” Lui allontanandosi da lei e dirigendosi verso di me disse: “Io e Helen stiamo andando a casa a mangiare” Lei imperterrita continuò rivolgendosi solo a Mark: “Ci sei alla grigliata da Tom questa sera?” Mark mi allungò una mano per farmi alzare e senza voltarsi rispose: “Non abbiamo ancora deciso.”

Misi le mie cose nella borsa salutai Carol e poi salutammo i ragazzi e ci dirigemmo verso la vespa. Non scambiammo una parola. Avrei voluto chiedere chi fosse quella tipa, ma non toccava a me fare le domande. Magari lui voleva con i suoi fingere che io fossi la sua ragazza e flirtare con la bionda, ma doveva dirmelo, mi sarei  preparata.

Quando arrivammo a casa i genitori non erano ancora arrivati, così andammo nelle rispettive camere a fare una doccia. Sotto il getto dell’acqua pensavo ancora alla bionda. Certo che era strano, Mark mi aveva presentato ai suoi amici come la sua ragazza, ma allora la tizia bionda chi era? Una sua vecchia fiamma o nuova fiamma?

Quando scesi giù erano già a tavola, mi sedetti e mangiammo. I genitori stavano prendendo accordi per andare a cena e Mark disse che sarebbe andato bene tra due serate perché eravamo impegnati con una grigliata a casa di Tom. Così pensai tra me: alla bionda aveva fatto credere che non ci sarebbe andata ma poi per non scontentarla ci sarebbe stato. Secondo me stava facendo il doppio gioco io ero la fidanzata di facciata e lui flirtava con la bionda. Bel porco pensai tra me. Ma cosa mi potevo aspettare da un tipo come lui così mi passò l’appetito e avevo voglia di andarmene in spiaggia da sola come avevo fatto i primi giorni. Ma si che me ne fregava,  io mi stavo godendo una vacanza gratis. Lui poteva fare il porco con chi voleva.

Nel pomeriggio rimasi in veranda a leggere il mio libro e verso le quattro Mark mi disse che per le sette ci dovevamo preparare per recarci a casa di Tom. Mi consiglio di mettere il costume che forse più tardi avremmo fatto un bel bagno. All’ora stabilita scesi con un paio di pantaloncini e una canotta molto sexi, se dovevo vedere una bionda che si baciava il mio fidanzato sotto il naso io potevo baciare qualcuno sotto il naso del mio fidanzato! Mark mi squadrò con compiacimento, la mia canotta a quanto pare piaceva anche a lui. Io feci finta di nulla e gli passai davanti. Lui mi prese per il gomito e mi condusse alla Mercedes che era parcheggiata fuori. Mentre guidava ogni tanto mi lanciava qualche occhiata, io continuavo a fare finta di niente ma dentro di me pensavo: “Questa sera te lo faccio vedere io.”

Arrivati da Tom iniziammo ad apparecchiare, e gli uomini Mark e Tom si misero vicino ai camini a cuocere la carne. Poco alla volta iniziarono ad arrivare anche gli altri amici e anche facce nuove che non avevo visto al mare. Io e Carol senza nemmeno parlarci lavoravano in sintonia come se non avessimo fatto altro e quando la carne iniziò ad essere pronta la distribuivamo nei piatti con i contorni i primi le bibite sino a che tutti non erano serviti. Mark e Tom grondavano sudore e ogni tanto Carol o io gli portavamo da bere una birra. Carol ad un certo punto mi prese per un braccio e mi obbligò a sedermi e mangiare qualche cosa ma non avevo fame gli altri si. Avevano spazzolato tutto sembravano cavallette, fortunatamente avevamo messo da parte dei piattini per i ragazzi altrimenti non avrebbero lasciato neanche le bricciole, oramai tutti erano sazi e non era più necessario stare davanti ai camini.

In quel momento arrivò  ancheggiando Catrin che individuò subito Mark vicino al camino e con una birra fresca si diresse verso di lui. Io mi rivolsi a Carol e le chiesi chi fosse la bionda, lei mi guardò e mi disse: “Non lo sai?” Io la guardai e ingenuamente e risposi: “No, Mark non mi ha detto nulla”. Lei allora inizio a raccontare che Mark stava per sposarsi con Catrin, ma che lei all’ultimo minuto lei si era tirata indietro.  Io guardai Carol e replicai: “Pare che adesso ha cambiato idea!”

Carol mi guardo e mi disse: “Mark non è uno sciocco!” Io però dentro di me lo pensavo eccome ma questo a Carol non potevo dirlo. Mi alzai per andare a prendere l’anguria che era stata messa in fresco, quando ritornai Mark era seduto a uno dei tavoli e quando gli passai vicino mi prese per un braccio e mi fece sedere sulle sue ginocchia e disse: “Ti vuoi sedere un attimo a riposare, hai girato come una trottola tutta la sera per sfamare queste bocche voraci.” Feci per alzarmi ma lui mi strinse a se mettendo le sue braccia attorno alla mia vita. Così immobilizzata non potevo andare da nessuna parte così mi appoggia con la schiena al suo torace e rimasi ferma ascoltando il suo respiro regolare. Liberò un braccio per finire di mangiare quello che aveva nel piatto ma con l’altra mi teneva stretta. Io allora perché mi sentivo un po’ in imbarazzo cercai di liberarmi ma appena sentì che mi stavo divincolando strinse più forte e mi sussurrò all’orecchio: “Non vai da nessuna parte resti qui con me.” Io mi sentivo a disagio e la sua vicinanza mi faceva un certo effetto, sentivo il cuore battere forte e il mio desiderio era quello di stare il più possibile lontano, così con la scusa di dover andare in bagno mi allontanai da lui.

In bagno mi rinfrescai le guance che sentivo bollenti, mi guardai il viso: avevo gli occhi che mi luccicavano e una strana sensazione addosso. Dopo essermi calmata un po’ ed essermi ripetuta di smetterla di agitami ogni volta che Mark mi era vicino o mi sfiorava, uscii lentamente dal bagno.

I ragazzi nel mentre si erano spostati vicino alla pergola e dopo aver messo un po’ di musica ballavano. Mi guardai intorno e vidi che Carol stava sistemando i tavoli così mi unii a lei e Tom e con spazzoloni e acqua lavammo i piani dei tavoli e mettemmo in ordine le sedie accatastandole da una parte. Spostammo i sacchi con la spazzatura e gli avanzi di cibo vennero messi da parte o divisi in diversi contenitori.

Quando finimmo ci sedemmo esausti nel divanetto e con una birra a testa e con i piedi sopra al tavolino sorseggiammo la bibita fresca e guardavamo gli altri che ballavano. Non so se fosse la birra o la stanchezza ma ridevamo come matti per scemenze. Io con il corpo ero con Carol e Tom ma i miei occhi guardavano tra il gruppetto che ballava. C’era Mark che ballava con Catrin e a me dava fastidio, e mi urtava avere questa sensazione, ero forse gelosa? Che sciocchezza però ogni volta che Catrin era accanto a Mark ero infastidita. Quanto ero stupida a sentirmi così. Cercavo di non guardare ma il mio sguardo come una calamita era attirato in quella direzione.

Vidi ad un certo punto che Catrin con un bacio salutò Mark e allora lui si diresse verso di noi. Senza una parola si sedette acconto a me nel divanetto e mi prese la birra dalle mani e ne bevve un lungo sorso. Si unì a noi e continuammo a parlare ancora un po,’ poi vista l’ora ci salutammo e salutammo anche gli altri.

Salimmo in macchina e durante il tragitto verso casa non parlai e lui dopo avermi guardato mi chiese: “Sei così silenziosa! Sei molto stanca?” Io per tagliare corto risposi di si, ma mi sarebbe piaciuto chiedergli come mi sarei dovuta comportarmi nei prossimi giorni, poteva essere più chiaro e dirmi che voleva una finta fidanzata per far ingelosire Catrin, non mi spiegavo in altro modo il suo atteggiamento.

venerdì 7 novembre 2014

Vacanze a sorpresa 5

 
Salii in camera mia e andai a fare una doccia e poi mi cambiai e indossai un prendisole che metteva in risalto il po’ di colore che avevo preso in giornata e poi molto lentamente scesi le scale.
Lo trovai nella veranda seduto comodamente su una poltrona di vimini che sorseggiava del vino. Quando si accorse di me alzo il calice in segno di saluto e mi guardò attentamente dalla testa ai piedi con molta lentezza. Per nascondere il mio imbarazzo ricambiai lo sguardo fissandolo dalle spalle coperte da una camicia crema che gli stava molto bene, alle gambe accavallate fasciate da un paio di pantaloni blu molto eleganti  ai suoi piedi che calzavano un paio di mocassini molto costosi. Sorridendo mi chiese se avevo voglia di un bicchiere di vino, io risposi affermativamente e quando si mosse sentii il suo profumo di Patchouli che mi aveva turbato in pizzeria, ora mi stava facendo lo stesso effetto.
 Per togliermi dall’imbarazzo dissi: “Hai un profumo che mi piace moltissimo.” Lui mi guardo con aria sorniona e disse: “Lo so, per quello l’ho messo.” Si avvicinò porgendomi il calice e io per cancellare quella sorta di complicità che sembrava nascere tra noi replicai: “Sprechi il tuo tempo, tu non hai voglia di impegnarti e io pure.” Lui sorridendo continuando a guardarmi in maniera insistente disse: “Questo non ci impedisce di trascorrere una bella vacanza.” Capii tra le righe cosa stava intendendo, ma non era la stessa cosa che volevo io quindi per mettere fine a malintesi aggiunsi: “Grazie non mi interessa.” Lui sempre sorridendo si risedette sulla sua poltrona e dicendo: “Come vuoi miss ghiacciolo.”
Per rompere il silenzio dissi che aveva una bella casa e così mi parlò di come i suoi genitori l’avevano comprata e ristrutturata e del tempo che ci trascorrevano durante l’anno.
Poco dopo arrivò Maria per avvertirci che la cena era pronta in tavola e poco dopo ci augurò la buona notte e andò via. Mangiammo scambiandoci impressioni sul cibo, sulla casa e mi accorsi che parlare con Mark era piacevole. Finita la cena sparecchiammo e portammo tutte le cose in cucina, e poi Mark mi chiese se volevo andare a fare una camminata, ma dal tono della richiesta capii che avrebbe preferito non avermi tra i piedi  io ringrazia ma declinai l’invito perché ero stanca. Il viaggio e la giornata al mare mi avevano stancata così ci augurammo la buonanotte e lui uscì.
Mi coricai e presi il telefono per aggiornare Susan delle ultime novità rimanemmo diverso tempo a chiacchierare poi ci salutammo e io mi girai da una parte e mi addormentai.
Feci un lungo sonno come non mi capitava da tanto tempo, anche perché gli orari della pizzeria mi obbligavano ad andare a letto tardi e la mattina non mi piaceva dormire sino a tardi. Ma quella mattina mi sveglia alle sette bella fresca come una rosa, mi stiracchiai e andai alla finestra per guardare il mare. Avre trascorso un’altra bella giornata a rosolarmi al sole in compagnia di un bel libro così indossai il costume e la casacca e con la borsa in spalla scesi giù.
Appena mi vide Maria mi salutò cordialmente sgridandomi perché ero in piedi così presto, ma io le spiegai che ero mattiniera e che mi piaceva andare al mare presto e ritornare alle ore calde. Mi chiese cosa volevo per colazione, e insistetti  per rimanere in cucina a mangiare evitando che preparasse solo per me in salone. Mi chiese se il signorino dormisse ancora e io disinvolta risposi che era tornato tardi ieri sera e che a Mark piaceva alzarsi tardi. Lei fu soddisfatta della mia risposta, sorrise e mi guardò con dolcezza. Mi preparò un sacchettino con dei biscotti appena sfornati e dopo averla saluta mi diressi verso la spiaggia.
Sin che potevo continuavo a stare il più possibile lontano da lui, pensavo che era la cosa migliore prima di iniziare la commedia vera e propria in presenza dei genitori.
Verso mezzogiorno presi le mie cose e tornai a casa e in salone davanti a una tazza di caffè c’era Mark appena sceso dal letto. Aveva il viso assonnato e appena alzato era ancora più affascinante. Mi guardò chiedendomi: “Buongiorno da dove vieni?” io ricambia il saluto e risposi: “Dalla spiaggia sono andata a fare il bagno.” Mi guardò ancora e mi chiese: “Vuoi del caffè?” Io sorrisi e risposi: “Veramente preferirei un panino io sono pronta per il pranzo.” Dopo aver fatto uno sbadiglio replico: “Già è mezzogiorno. I miei tornano per la cena quindi ritieniti libera di fare quello che vuoi.” Io lo guardai e risposi: “Va bene grazie. Penso che nel pomeriggio ritornerò al mare.” Lui si alzò e mi guardò dicendo: “Ci vediamo più tardi e uscì dalla stanza.
Presi un panino che era nel vassoio, e addentandolo mi accorsi che ero veramente affamata. Quest’aria di mare mi stava stimolando l’appetito. Mentre mangiavo pensavo a Mark che in questi due giorni sicuramente era stato a salutare i suoi vecchi amici o qualche vecchia fiamma, dato che non mi aveva voluto tra i piedi, ma a me non mi importava quello che in realtà stava iniziando a preoccuparmi era che questa sera ci sarebbero stati i suoi genitori. Come dovevo vestirmi? E poi come dovevo comportarmi con lui. Potevamo avere un atteggiamento distaccato, non per forza dovevamo stare appiccicati come tiramolle in vin dei conti poteva dire che non amavo le smancierie e tutto si sarebbe risolto.
Finito di mangiare misi il cibo in cucina e sparecchiai, poi andai in camera mia e mi distesi sul letto al fresco della mia camera e verso le quindici ritornai in spiaggia.
Verso le diciotto inizia a preparare le mie cose perché ero stanca di sole e volevo ritornare in camera a prepararmi per bene per l’incontro con i genitori di Mark. Quando arrivai in casa c’erano delle valigie sistemate in salone e un signore che riconobbi come il padre di Mark perché gli assomigliava veramente tanto seduto in veranda. Mi avvicinai lentamente perché mi accorsi che aveva notato la mia presenza e allungai la mano per presentarmi. Lui mi strinse calorosamente la mano e mi chiese da dove venissi e se Mark era con me. Poco dopo vidi una bella signora che doveva essere la mamma di Mark. Lei mi studio attentamente il viso, sicuramente con tutto il sole  che avevo preso avevo gli occhi grossi come quelli di una rana. Cercai di controllare il mio imbarazzo e allungai la mano per salutarla. Ricambiò la stretta e continuò a studiarmi. Mi chiesero dove fosse Mark e io candidamente risposi che ero andata a riposare e quando lui era uscito io dormivo ancora.
Il papà allora molto conciliante disse: “Non vedrai l’ora di farti una bella doccia come pure noi vai pure in camera tua ci vediamo per un aperitivo prima di cena.” Ci salutammo e io mi diressi verso la mia camera ripensando allo sguardo enigmatico della mamma di Mark.
Quando scesi erano tutti già seduti in veranda a sorseggiare un bicchiere di viso fresco. Mark quando mi vide disse: “Vi siate già presentati?” Io sorridendo risposi: “Si ci siamo visti prima”. Mi sedetti a mia volta in poltrona e Mark mi chiese: “Prendi del vino?” Io lo guardai e risposi: “Si grazie.”
Parlammo del più e del meno e il padre di Mark faceva di tutto per mettermi a mio agio, ma la mamma non che fosse ostile ma sentivo il suo sguardo addosso e pensavo che probabilmente non le piacevo, troppo semplice per i suoi gusti. Non volevo farmi delle idee sbagliate prima di giudicarla così feci finta di nulla e risposi alle domande che mi facevano con molta naturalezza.
Dopo cena loro si ritirarono perché erano stanchi, ci salutarono e rimanemmo soli io e Mark. Lui dopo un po’ mi disse che i suoi amici lo aspettavano al bar, così lo salutai e se ne andò poco dopo.
Io rimasi ancora in veranda perché si stava bene c’era una bella brezza che portava il profumo del mare e degli eucalipti del viale d’ingresso. Rimasi a fantasticare su Londra e sul lavoro che mi attendeva tra qualche settimana. Non vedevo l’ora di partire e di iniziare questa nuova esperienza, chissà se avrei trovato altre opportunità di lavoro, forse si forse no ma non mi preoccupava. Stava per iniziare una nuova vita.